Pensieri: Via della Scala é sempre la’

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12 luglio 2017 di Scarpe Sciolte

Ammetto che ultimamente non sono riuscito ad essere presente come vorrei ma ci sono state parecchie cose di mezzo e non vi nego che sono sí stato particolarmente

incasinato ma anche che sono finito in un baratro che definire “vuoto creativo” magari sarebbe eccessivo, ma sicuramene non avevo granché da dire e, mi tocca pure ammettere che manco c’avevo poi cosí tanta voglia.

Giustamente potreste chiedervi “come é possibile che non hai niente da dire con tutto quello che sta succedendo col Brexit”.
Se veramente vi state ponendo la domanda, sappiate che, come gia’ detto ampiamente, e a piú riprese, in articoli e post precedenti, a conti fatti, di concreto non abbiamo praticamente niente.

Solo propaganda. Becera propaganda e niente di piú.

“Si ma la May ha vinto le elezioni! Perché non ne hai parlato?”
Semplicemente perché quello non é vincere. I tories hanno portato a casa uno dei risultati piú miseri (se non IL piú misero) della storia moderna.
Talmente tanto basso che sono stati costretti a fare una alleanza don un partito moderno e al passo coi tempi come una gigliottina arrugginita messa a forza in una puntata dei Jetsons: il DUP.

Non staró qui a dirvi che é un partito irlandese retrogrado e bigotto, creazionista e contro le unioni civili LGBT perché quello, spero per voi, lo avrete gia letto per conto vostro.

Quello che vi diró é che il DUP, se non fosse per Salvini, quasi mi farebbe rivalutare la Lega… (quasi) e che é una vergogna che la civilissima Gran Bretagna abbia deciso di fare questo passo indietro cosí vergognoso.

Il discorso quindi é che, per quanto di vittoria si parli, questa sicuramente non sara’ una cosa a lungo termine e, vuoi o non vuoi la May sara’ costretta a farsi da parte. (Questo perlomeno é il mio parere).

Un alleanza del genere fa rivalutare quella che avvenne tra Mastella e il centro sinistra di qualche anno fa e che fu responsabile poi della caduta del governo stesso.

Pensate che questa alleanza sia un governo con tutti i crismi? Vi sbagliate.
Pensate che l’europa possa dare seguito ad un partito in cui ci sono persone che credono ancora alle costole di Adamo?
Suvvía siamo seri.

“Si ma hai sentito Ste? Questa sta a dí che se stamo qui da 5 anni ce fanno rimané!!!”
Ma de che…
Questa é l’ennesima proposta che la May ha fatto all’Europa dicendo “ve va’ bene se famo cosí? Ovviamente sia pe’ i vostri che pe’ i nostri”.

Inutile dire che ormai l’Europa s’é messa di traverso e fintanto che ‘sta gente non la smettera’ de fa cazzate su cazzate, da Bruxelles arriveranno solo due di bastoni quando comandano spade.

Tutta questa piccola premessa giusto per dire che, come ormai sono stufo di ripetere, a parte una seria problematica a livello di previsioni economiche (l’economia UK sta andando piú lenta di un mini-califfo con le ruote sgonfie), NON é ancora successo niente.
Niente é stato deciso. Niente di concreto é stato fatto. Salvo le minchiate.
Quelle si e a josa.

“Vabbé ma allora che vorresti? Perché pubblichi se non c’hai ‘gnente da dí?”
Vi starete chiedendo, avidi e curiosi come un hobbit davanti ad un palantir.
Beh, oggi mi é venuta voglia di fare un salto nel tempo indietro a Febbraio 2015.
Quando tutto ebbe inizio. Quando sono arrivato in Scozia per la prima volta.
Solo e senza una lira.

L’idea di questo articolo della serie spin-off “pensieri” mi é venuta in mente durante una chiacchierata via Slack con Federico (che conoscete perché autore di qualche articoletto proprio qui su questo sgangherato blog) e Massimo (che voi proabilmente non conoscete e che io conosco, purtroppo, solo “virtualmente”).

In pratica mi sono tornate alla mente le mie prime due settimane in territorio Scozzese, senza troppi giri di parole, le due settimane piú brutte della mia vita.
Oggi mi andava di raccontarvi qualcosa che reputo molto personale.
Magari vi annoieró, magari no.
Io comunque avevo voglia di raccontarvelo 🙂

Cosa é successo di cosí speciale in quel Febbraio 2015?
Beh, quello che ricordo, vivido come fosse successo poche ore fa, é che per giorni e giorni, ascoltai sempre lo stesso disco. Per ore. Senza mai cambiare.
Mi ero messo nel telefono parecchia musica ma, gira che ti rigira ascoltavo sempre gli stessi brani.
Perché? Non saprei dirlo con esattezza ma, in quelle settimane, avevo seriamente bisogno di un qualcosa di familiare che mi desse la forza e mi facesse sentire meno solo.

In quel momento riuscii a trovare nella musica una silente e amorevole compagna.
Si perché, senza fare il poeta da quattro soldi, la musica é una cosa che puoi avere sempre con te. In ogni momento.
A me ha dato un supporto che non avrei mai nemmeno immaginato e tutt’ora, quando sento quei brani, mi ricordo quella sensazione di pace che riuscivo a provare, nonostante la solitudine e il mondo nuovo che avevo di fronte.

Dal titolo dell’articolo probabilmente qualcuno avra’ gia’ capito di quale disco stiamo parlando ma, visto che parliamo di un qualcosa piuttosto vecchio e nemmeno cosí tanto main stream, mi pare giusto specificare titolo ed autore, ovvero, “Una storia disonesta” di Stefano Rosso.

 

Una Storia disonesta

La cover di “Una Storia disonesta”

 

Magari non ve ne freghera’ niente, magari no. Magari lo sentirete una volta, vi fara’ schifo e lo abbandonerete senza dargli una seconda opportunita’.
Non importa. É giusto cosí.
Per quanto mi riguarda, Una storia disonesta, é un disco che mi piace tanto. Forse anche troppo.
Niente virtuosismi o scrittura ricercata, d’altronde non parliamo di Tarkus, o di un album dei Weather report. Non siamo di fronte a “The dark side of the moon”. Non siamo nemmeno lontanamente vicini alla profondita’ delle linee di basso di Billy Sheehan o di Tony Levin, né ad un brano di Dave Weckl o chi volete voi, ma siamo, anzi sono perché ammetto che probabilmente questo disco fara’ quest’effetto solo a me, di fronte ad un lavoro che merita di essere ascoltato almeno una volta a settimana.
E sopratutto dai piú giovani.

Ancora oggi mi ricordo quando, grazie a brani come “Pane e latte”, “Letto 26” o la mia preferita “Anche se fosse peggio”, chiudendo gli occhi, nonostante tutto, mi  ritrovavo un un ambiente “mio” e, al contempo, sentivo che stavo facendo qualcosa di concreto per davvero.

La fine di “Se fosse peggio” recita: E cari amici adesso lo confesso: se potesi tutto rifarei
E non sarò un poeta ma anche se la vita fosse peggio non la tradirei.

Vi posso assicurare che una frase del genere, ascoltata mentre si cammina per 45 minuti sotto la tormenta, alle 11 di sera, dopo una giornata di lavoro, fa un effetto che difficilmente si riesce a spiegare, e che, sopratutto (e nononstante tutto) ricordo con gioia.
E niente, mi andava di raccontarvi questa piccola cosa che, spero vi possa aver fatto piacere.
Se vi ho annoiato mi scuso e vi assicuro che il prossimo articolo sara’ molto piú “alla Scarpe Sciolte”.
Scusate quindi se oggi non vi ho parlato di Scozia, di Brexit o di NIN.

Oggi mi andava solo di fare quattro chiacchiere.

Io vi auguro con tutto il cuore di trovare un qualcosa che sia per voi quello che “Una Storia disonesta” é stato, ed é tuttora, per me.

Adesso vi saluto ricordandovi che, dopotutto, via della Scala é sempre la’…

Ste

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One thought on “Pensieri: Via della Scala é sempre la’

  1. Alessandra ha detto:

    mi hai commosso e……………………..sto ancora leggendo il tuo blog da stamattina

    Liked by 1 persona

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