Ma effettivamente la May che intenzioni ha? Parliamo di white paper

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1 marzo 2017 di Scarpe Sciolte

Oggi Federico torna ospite di questo blog, che ormai è diventato la lettura preferita dalle casalinghe over 85 di Alberobello, con un bel sunto di quello che è il programma che i Tory (i conservatori), capitanati dall’allegra ed effervescente Theresa May, hanno intenzione di portare avanti riguardo il/lo/la/i/gli/le brexit (scegliete voi l’articolo determinativo che più vi aggrada).
Prima di passare la palla a Federico, mi piacerebbe chiarire il concetto di White Paper, almeno tutti sanno di cosa si sta parlando.

La cara, vecchia e gratuita Wikipedia ci dice che:
“A white paper is an authoritative report or guide that informs readers concisely about a complex issue and presents the issuing body’s philosophy on the matter. It is meant to help readers understand an issue, solve a problem, or make a decision…”.

Per in non anglofoni traduco “Una white paper è un rapporto/guida che informa il lettore circa un problema complesso ed evince la filosofia circa l’approccio con lo stesso. Il suo scopo è quello di aiutare il lettore a comprendere il problema e la soluzione proposta o di prendere una specifica decisione…”.

In pratica queste benedette White Paper altro non sono che quello che i conservatory vorrebbero fare con questo dannato Brexit e, in linea di massima, dovrebbero darci un’idea di che morte morire.
Ovvio che il tutto verrà comunque deciso durante le negoziazioni che si effettueranno con l’UE ma, almeno può darci un’idea di massima di quello che la May e compagnia cantante hanno in mente di fare.

Vabbè, adesso che sappiamo cosa siano le white paper, passo la palla (pesantissima) a Federico che si è informato sul problema molto meglio del sottoscritto…

Ciao a tutti, sempre evitando di perderci in chiacchiere, parto subito a bomba con l’articolo. Pronti?

Come sicuramente ricorderete, il 2 febbraio scorso, il Parlamento Inglese ha votato, con una larghissima maggioranza (498 a favore e 114 contrari) di dare al Primo Ministro Theresa May il potere di avviare la famigerata procedura per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.
Il giorno dopo il governo dei “Tory” ha presentato ai membri del Parlamento la sua strategia su cosa fare e quando: il cosiddetto “white paper”.

Ben sapendo che non tutti hanno la voglia e le competenze per leggersi tutto quell’enorme papello pieno di tecnicismi, l’ho fatto io per voi e di seguito vi riassumo i punti chiave:

Sovranità: il piano stabilisce che il governo presenterà un documento separato sul “great repeal bill” ovvero la rimozione dell’European Communities Act del 1972 dallo Statuto del Regno Unito che riconosce al Parlamento Europeo come organo legislatore e ne recepisce le leggi promulgate, dandogli effetto nei territori dell’Unione.
Le leggi Europee che fino all’effettiva uscita dall’Unione Europea saranno effettive, saranno trasposte in leggi ordinarie Britanniche in modo da non lasciare alcun buco normativo.
Il passo importante del documento è dove dice “wherever practical and appropriate the same rules and laws will apply in the UK on the day after it leaves the EU as did before”. Inoltre, dato che si tratta di un documento politico e non tecnico, ci sono parecchie frasi che suonano come slogan, piuttosto che precise linee guida su come il governo intende effettivamente affrontare la Brexit da un punto di vista legislative. Ecco alcune delle mie preferite “bringing to an end the jurisdiction of the European court of justice in the UK” e “establishing a new mechanism for resolving future disputes between the UK and the EU”

L’Unione e l’Irlanda: il documento sul punto delle relazioni con l’Irlanda e dei vari stati membri del Regno Unito è ancora più vago che sulla sovranità. Cito testualmente, “government will work with the devolved administrations on an approach to returning powers from the EU that works for the whole of the UK and reflects the interests of Scotland, Northern Ireland and Wales” ma non specifica tempi e modalità. Tra le promesse vi è anche quella di non limitare il potere decisionale delle amministrazioni dei singoli stati e che anzi, maggiori competenze saranno trasferite dal governo centrale di Londra agli stessi. Inoltre particolare attenzione verrà data all’Isola di Man, le Isole del Canale e Gibilterra, tutte entità particolari che hanno degli accordi specifici con Londra. In merito all’Irlanda, la volontà del governo è di intensificare i rapporti economici e creare un confine tra Irlanda del Nord e Irlanda, dove le persone possano continuare a muoversi liberamente e nel contempo, rispettare le regole in material di immigrazione che verranno imposte. Anche in questo caso, si parla molto di cosa dovrebbero fare, ma non vi è alcuna traccia del come.

Immigrazione e reciprocità dei diritti dei cittadini: se pensavate che il documento desse qualche certezza in merito ai diritti dei cittadini degli stati membri dell’Unione Europea, vi sbagliate di grosso. Ma non siete i soli a dovervi preoccupare: stessa storia vale per i cittadini Britannici che vivono in Europa. Nel documento è scritto che stabilire in maniera certa lo status di queste due categorie di persone è una delle priorità del governo durante le trattative con i rappresentanti dell’Unione Europea. In parole povere siamo merce di scambio. Il nostro status sarà in balia delle trattative e sicuramente verrà usato come velato ricatto dal governo dei Tory per riuscire a strappare un accordo. Anche su questo punto c’è molta politica e poca sostanza, con proclami di cooperazione in una specie di tavola rotonda composta da governo, aziende e “altri gruppi” per permettere al primo di identificare correttamente le priorità dei soggetti, con particolare attenzione alla sanità e ai diritti di lavoro. Sul controllo dell’immigrazione le linee guida offrono ben poca “guida”. Cito testualmente “the government is considering very carefully the options open to it and working to understand the impacts on the different sectors of the economy and the labour market”. Della serie prima diciamo che vogliamo una cosa ma solo dopo, parecchio dopo, proviamo a capire che effetto potrebbe avere quella cosa. Ottimo no? Sul tema studenti EU, ci sono ancora meno certezze: nel breve periodo gli studenti potranno iscriversi e frequentare liberamente le università britanniche, ma dopo i fatidici due anni non vi è alcuna certezza che il diritto allo studio venga riconosciuto.

Commercio con gli stati membri, accesso al Mercato Unico, ricchi premi e cotillions: Anche quando il documento affronta questi punti, si limita solamente a dichiarare che il governo cercherà di ottenere il più libero e più lineare scambio possibile di beni e servizi con il mercato unico Europeo, tramite la stipula di un “ambizioso e comprensivo trattato di libero scambio”. Ora, in ambito editoriale c’è un piccolo trucco che serve per correggere una bozza: se leggete la frase al contrario e questa non ha alcun senso, con molta probabilità la frase originale è una cavolata. Ma su questo punto voglio essere un pochino più analitico: in parole povere il governo guidato da Theresa May dice “noi non vogliamo far parte dell’Europa perchè vogliamo essere liberi di decidere la nostra politica economica e stringere accordi comerciali come meglio crediamo. Ma allo stesso tempo vogliamo continuare a commerciare liberamente con i paesi membri, nello stesso modo come se fossimo ancora nell’Unione Europea. Ha senso? Forse si. Ma spieghiamolo in un altro modo: mettiate il caso che voi abbiate un contratto con SKY per la visione dei canali tv, internet e le telefonate di casa. Un bel giorno vi svegliate e chiamate SKY dicendo “ho intenzione di rescindere il contratto perché voglio essere libero di vedere i canali che voglio e sono sicuro di trovare un’offerta migliore per internet e le telefonate”. SKY allora vi manda la conferma della disdetta e vi dice che dal giorno tot vi stacca la linea telefonica, intenet e vi blocca la scheda così non potete più vedere i canali del suo pacchetto, ma solo quelli in chiaro. A questo punto chiamate SKY e gli dite “confermo che voglio rescindere dall’offerta, ma voglio comunque continuare a vedere i canali, telefonare e navigare su internet come facevo prima”. Per un secondo mettetevi nei panni del povero Cristo che ha avuto la sfortuna di beccare la vostra chiamata. Ci state pensando? Vi siete immedesimati? Bene, calcolate quanti secondi passano tra la richiesta ed il pensiero “questo è scemo quanto un elettore del PD che paga 2 Euro per votare alle primarie”. [ho riso molto ndr]

Ho cambiato paragrafo per darvi modo di riflettere qualche secondo sulla situazione appena descritta. Il modo di pensare del governo Britannico è tipico di chi si sente in una posizione di forza, ma ciò non corrisponde alla realtà. Molti degli stati membri, in primis la Francia, seguita dalla Germania e dal blocco dei paesi dell’Est Europa, hanno già rilasciato dichiarazioni che tagliano le gambe alle richieste avanzate. Il libero scambio e l’accesso al Mercato Unico è possibile solamente se il Regno Unito garantirà libera circolazione di beni, persone e capitali. In parole povere è una risposta che suona “o sei dento l’Unione Europea o sei fuori, non sono accette posizioni a cavallo tra le due”. Soprattutto se i paesi appena menzionati hanno tutto da guadagnare nel rendere al Regno Unito la vita il più difficile possibile economicamente. Al momento Londra è il principale hub finanziario e commerciale d’Europa. Ma solo perché ha una regolamentazione fiscale favorevole e permette alle aziende di operare all’interno del Mercato Unico. Venuta meno questa seconda possibilità moltissime aziende stanno già facendo i preparativi per lasciare il Regno Unito e Parigi sta cercando di corteggiare queste aziende e subentrare a Londra nel ruoro di leader finanziario Europeo. [vedi HSBC ndr]
Anche l’Irlanda è tra le contendenti così come le economie dell’Europa dell’Est che garantiscono un costo del lavoro minore e fiscalità agevolata. Tutti questi soggetti vogliono rendere il conto dell’uscita per la Gran Bretagna il più salato possibile, perché questo ricadrà sulle aziende che saranno costrette a cercare paesi più favorevoli grazie alla globalizzazione dell’economia.

Ma allora la Norvegia? Beh, il paese scandinavo è una situazione a parte: non è un membro dell’Euro, ma accede al mercato unico e i cittadini Europei hanno libertà di movimento in quell paese. Come fa? Semplice, pagando. La Norvegia versa ogni anno un contributo economico, una specie di biglietto di ingresso al mercato unico e, soprattutto, rispetta l’obbligo della libera circolazione delle persone. Questa particolare forma di adesione si scontra con la visione della Gran Bretagna da parte del governo May per due fattori chiave: primo non vogliono pagare soldi all’Europa e quanto essere parte dell’Unione Europea costi ogni anno ai contribuenti, è stato un cavallo di battaglia della campagna del leave. Secondo il rispetto della libera circolazione delle persone. Su questo punto è stato scritto molto, forse troppo.

Commercio con paesi al di fuori dell’Unione Europea: nel documento viene menzionato di come Theresa May voglia fare della Gran Bretagna un baluardo del libero commercio. Per fare ciò intende intavolare accordi specifici con vari paesi del mondo e soprattutto con la World Trade Organization. Per fare questo però la Gran Bretagna deve essere già fuori dall’Europa, poiché l’esserne un membro, vieta di negoziare trattati economici singolarmente. Quindi per la realizzazione di questo punto, se ne riparla tra due anni. Nonostante il documento reciti che la Gran Bretagna vuole continuare a collaborare con i partner europei su scienza, ricerca e tecnologia, questo punto è abbastanza oscuro su come il governo intenda continuare gli sforzi congiunti in questi campi quando l’uscita dal’Europa comporta anche l’uscita dagli accordi in materia di Università ed accesso di personale degli stati membri della Gran Bretagna presso i centri di ricerca Europei .

L’unico mezzo di “ricatto” che la May ha in mano è la possibilità di trasformare il Regno Unito in un paradiso fiscale. Facendo questo, oltre ad arginare la fuga delle aziende, sarebbe una vera e propria concorrenza sleale e metterebbe sotto pressione alcuni stati Europei dove la tassazione per le aziende e i grandi capitali è alta, come la Germania, l’Italia e la Francia. Di questo il Parlamento Europeo ha veramente paura, vedremo come la May intende giocare questa carta, anche alla luce del fatto che di questa evenienza nei White Papers non c’è menzione.

Sicurezza e contrasto alla criminalità: se pensate che la Brexit abbia effetti solo sul piano economico vi sbagliate di grosso. Cosette di poco conto come la lotta al terrorismo, la creazione di strumenti normativi per combattere le organizzazioni criminali che ormai sono delle vere e proprie multinazionali, è stato un costante impegno dell’Europa. Istituti normativi come il mandato di arresto europeo, la creazione di uffici di cooperazione tra i vari organi di polizia degli stati membri, l’istituzione di una banca dati comune, permettono ogni giorno di poter arrestare e perseguire legalmente i criminali che operano in Europa. Chi credete che sia più che felice che in UK non sarà valido il mandato di cattura Europeo? I criminali in primis. In pratica un delinquente commette un reato in Germania, viene emesso il mandato di arresto, questo entra in Galles, per fare un esempio e la polizia locale non può arrestarlo, perché quel mandato di arresto, essendo Europeo, non ha validità sul suolo sovrano del Regno di Sua Maestà la Regina. Su quali basi normative verrà arrestato tale criminale? Ma soprattutto, come farà la polizia Gallese a sapere che quella persona è ricercata e per quale reato? Il trattato di Schengen, che sta tanto antipatico al governo britannico è anche un sistema informativo enorme che permette di identificare le persone e garantire diritti, tra i quali quello maggiormente visibile, della libertà di circolazione all’interno dell’Unione Europea.

Come sempre Federico è una garanzia. C’è poco da fà.
In pratica le white paper, non sono altro che un manifesto elettorale impreciso, vago come una mia interrogazione in storia del terzo superiore e utile come un ciabatta in un campo minato.
Si avete capito bene: le white paper non sono altro che una gigante supercazzola.

Come sempre tutto quello detto sin’ora non sono altro che meri tentativi di guadagnare qualche click.
Giornalai che rilanciano slogan su slogan quando, a conti fatti, di tutta questa minchiata siderale che prende il nome di Brexit, ancora non si è capito niente.

Per quanto mi riguarda, come ormai avrete ben capito, cercherò di tenervi informati, anche perchè sembra che adesso abbia finalmente un valido aiuto 😉

Grazie quindi a Federico e a tutti voi che spendete il vostro tempo su queste pagine!
Inutile dirvi che se vi trovate a mettere un like sulla pagina facebook, o anche a condividere direttamente questo blog, non potrete che farmi un immenso piacere!

Alla prossima!
Ste

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4 thoughts on “Ma effettivamente la May che intenzioni ha? Parliamo di white paper

  1. LaPasionaria ha detto:

    “Il modo di pensare del governo Britannico è tipico di chi si sente in una posizione di forza, ma ciò non corrisponde alla realtà”. Mi hai tolto le parole di bocca. Negli anni che ho trascorso al sud del Vallo, purtroppo mi sono resa conto che questa e’ una convinzione molto radicata nell’inglese medio, che crede ancora di essere ai tempi dell’Impero. I tempi sono cambiati ma loro non sembrano essersene accorti. Se la situazione non fosse cosi’ drammatica, specie per noi europei che non sappiamo di che morte dobbiamo morire, ci sarebbe da ridere, perche’ quelli della linea dura non sanno cosa li aspetta dopo l’uscita dall’Unione. Io intanto tifo Lord per il voto in Parlamento – poveri cristi bistrattati da tutti ma alla fine sono gli unici con un po’ di buon senso!

    Piace a 1 persona

    • Juana R ha detto:

      E’ la stessa, identica frase che stavo per copiare e incollare io nel commento…
      Comunque la si voglia girare, la Brexit (femminile, visto chi e’ a capo della nave) portera’ solo altra instabilita’ (economica, sociale, culturale, etc) e incertezza in un momento in cui non solo ne abbiamo abbastanza, ma in cui si dovrebbe piuttosto lavorare insieme per risolvere la crisi sempre piu’ pressante che sta facendo schizzare l’inflazione alle stelle anche nel paese della sterlina. E questo, che lo ammettano o no, non ha niente a che vedere coi flussi migratori verso il Regno Unito.
      Personalmente sono felice di essere circondata da inglesi che hanno votato no e che, come me, ancora sperano in un ribaltamento della situazione. Vengono messi a tacere dalle hedlines sensazionali (“Immigrazione dall’est europa in recesso per la prima volta in 50 anni!”), ma sono piu’ numerosi di quanto pensiamo.

      Mi piace

  2. mauro ha detto:

    buongiorno ragazzi! In questi ultimi 2 giorni ho cercato notizie su sto maledetto brexit, sul blog,fb,ansa,sole e 24ore,siti inglesi,spagnoli, marziani, pero’ sinceramente non ho ancora capito una mazza😰. Nel senso, ancora non e’ sicuro che il regno unito lasci la comunita’ europea, e tanto meno,nel caso uscisse, non si sa quando, e quindi quando (minkia quindi quando mi fa ridere) eventualmente bloccherebbero il libero ingresso? mi sa che mi son perso! in parole povere c’e’ il rischio che a giugno al massimo possa farmi solo la vacanza in scozia ma non cercare lavoro? scusa per il lunghissimo ed incasinato messaggio….minimo devo venire la solo per offrirti una birra !

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    • Scarpe Sciolte ha detto:

      Ciao Mauro! no problem!
      1) il Regno Unitò USCIRA’ dall’EU.
      questo al termine delle negoziazioni che avranno luogo dopo l’aver invocato l’articolo 50 (si prevede entro fine mese)
      2) Il cosa questo comporterà non ci è ancora dato saperlo.
      3) Salvo casi eccezionali tutto resterà così com’è per due anni (termine ultimo per le negoziazioni)
      4) l’esito di ieri della House of Lords è un aspetto particolarmente positivo sia per noi “immigrati” che per i britannici che vivono in EU.
      5) Segui il blog che appena ci sono novità le pubblico!
      e per novità, intendo notizie SERIE e non minchiate per fare click facili 😉

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