La Scarpa Sciolta del Mese #6: Marina

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1 ottobre 2016 di Scarpe Sciolte

Ciao a tutti amiconi sparsi qua é la sul pianeta terra!
Ammetto che la mia presenza su questo blog, nelle ultime settimane, é stata abbastanza altalenante e, parola di lupetto scout, cercheró di trovare, magari sottoponendomi a clonazione, il tempo necessario per sfornare nuove perle letterarie con una maggiore frequenza voi nel frattempo non smettete mai di condividere i miei articoli in maniera completamente random.
Ora, fatta un’introduzione che non mi vergogno di definire una mera arrampicata sugli specchi, veniamo al motivo per il quale siamo qui uniti quest’oggi, nel sacro vincolo del Blog: La nuova e scintillante, Scarpa Sciolta del Mese!
Ospite di queste scalcinate pagine abbiamo Marina, Milanese receidiva col vizio del Regno Unito!
Benvenuta tra noi carissima e mettiamoci comodi comodi. Prima di iniziare con la Scarpa Sciolta del mese proporrei di mettere su un bel disco e, visto che qualche giorno fa era il venticinquesimo anniversario dalla data di uscita, non posso non mettere in Play quel bel pezzo di storia grunge che prende il nome di Nevermind dei Nirvana…
Partiamo, come é ovvio che sia, da “Come as you are”… Dov’é il tasto play? Ah eccolo! Click!

Ciao a tutti, mi presento, sono Marina, quasi 40 anni, emigrante per scelta, che ha avuto i suoi natali in quel di Legnano, nell’allegra e folkloristica provincia Milanese.

Ok perfetto, diretta tanto quanto basta per bilanciare i miei orribili sproloqui!
Senza indugio alcuno, dicci quando sei atterrata nell’antica Alba e in quale luogo tendi a manifestarti nella tua forma fisica.
Allora la storia potrebbe già diventare lunga fin dalla prima domanda, vediamo di invocare il dono della sintesi e di provare a spiegare tutto con dovizia di particolari senza sbrodolare in discorsi infiniti.
La prima volta che sono atterrata in terra d’Albione, per rimanerci un tempo non meglio precisato, era il 22 Febbraio 1996.
Sono arrivata a Manchester, un posto molto vivibile che, vagamente, mi ricordava non poco Bergamo.
Non tanto per i paesaggi, ma per la parlata decisamente chiusa e piena di “U”.
Ci sono rimasta alla fine 8 mesi, fino all’Ottobre dello stesso anno, partita come au pair, scappata dalla famiglia ospitante, ho trovato casa con altre ragazze italiane e mi sono trovata un lavoro. Sono ritornata in Italia con tante lacrime nella valigia, dal momento che non avrei voluto tornare a casa, ma la mia ambizione era alta e le aspettative tante, sognavo di iscrivermi alla facolta di veterinaria e qui, in UK, ai tempi mi era preclusa.
Non mi soffermeró a lungo su questa esperienza, i ricordi sono sfocati e da 20enne scapestrata avevo sicuramente una percezione e una dimensione delle cose molto differente da quella attuale; sicuramente però, quell’esperienza mi ha fatto crescere parecchio e ha sicuramente influenzato quella che é stata la mia scelta attuale di emigrare lasciando, come dico io, il Titanic italico in progressivo affondamento.
Sono ritornata in UK quest’anno [2016 Ndr], sono atterrata a Stansted, esattamente il 13 di Luglio.
Nella valigia tanta soddisfazione per aver realizzato un sogno costruito pezzettino per pezzettino in due anni e tante tante aspettative per un futuro decisamente migliore, per me, e soprattutto per il mio “pacchetto”, 14 anni di pura adolescenza col pallino di solcare i palcoscenici teatrali, pacchetto che per ragioni logistiche organizzative mi ha raggiunto solo qualche giorno fa.
Abbiamo preso casa a Londra in zona 3, a Ealing Broadway per l’esattezza.

Visto che questo bloggaccio tende ad essere frequentato da “Scozzesi acquisiti”, devo ammettere che avere una testimonianza tutta “inglese” non mi dispiace affatto!!!
Proseguiamo quindi con una delle domande classiche, ovvero: parlaci delle difficoltá che hai incontrato nei tuoi primi 30 giorni.
Vent’anni fa avrei risposto sicuramente la lingua, dopo tutto questo tempo…rispondo ancora la lingua! Allora: onestamente il mio inglese non é niente male davvero, in Italia, anche lavorativamente parlando, sono sempre stata molto apprezzata per la mia conoscenza dell’inglese, il mio lavoro mi ha sempre portato a leggere scrivere e parlare al telefono con tutto il mondo ovviamente in inglese ogni santo giorno. Ma un conto é parlare con una persona che come te comunica in inglese come seconda lingua e un altro é parlare con un madrelingua.
Ci sono persone che capisco bene e persone che sfoderano il peggior cockney mai sentito, e vi assicuro che in quei momenti rimpiango il mancuniano/bergamasco!!!
Oltre a questo, il mio cervello sembra essere entrato in sciopero e sono nella fase “non-riesco-a-infilare-una-frase-corretta-manco-se-la-leggo!!!” Ma è una fase, passerà, devo solo dare tempo al mio cervello di attivare definitivamente la modalità English on.
Lingua a parte, le difficolta maggiori sono state dettate esclusivamente dalla tempistica davvero stretta che dovevo rispettare: sono arrivata il 13.07, avrei iniziato a lavorare il 27.07 e mia figlia sarebbe arrivata non oltre il 15.08… in questo frangente ho dovuto capire esattamente dove volevo vivere (e dove potevo permettermelo, Londra si sa é molto cara), avevo selezionato una zona ovviamente, ma la mia scelta andava ancora raffinata, dovevo cercare casa e rendere vivibile e abitabile la nuova tana, condendo il tutto con quisquiglie burocratiche d’obbligo, giusto per gradire. Insomma non ho avuto certo modo di prendermela comoda!!

Diciamo quindi che il problema del dialetto e degli accenti é comune da nord a sud (tranne a Glasgow. Lí é un discorso a parte…).
Vabbé effettivamente il problema del “blocco linguistico” é una cosa che generalmente passa in pochissimo tempo, basta soltanto tenere duro 🙂
Ora, la prossima domanda, essendo tu stessa una “recidiva”, ovvero una persona che é tornata nel Regno Unito dopo esserci giá stata in precenza, credo che avrai piacere a raccontarmi di tutti gli aspetti positivi che hai riscontrato una volta passata la Manica.
Nel 1996 e stata l’aria di libertà che si respirava ovunque inutile dire che se qui esci in pigiama a fare la spesa o ti fai i capelli rosa probabilmente alla gente non interessa e nessuno ti guarda male, e ai tempi a me questa cosa sembrava una conquista incredibile, salvo poi capire negli anni che non è il posto che ti fa sentire libera ma e il tuo stesso modo di essere che ti regala la libertà. Oggi invece ho apprezzato il fatto che questo sia un paese che sta al tuo stesso passo: hai fretta? Bene l’Inghilterra fa in modo che tu possa fare tutto quello che devi fare in modo facile e nel minor tempo possibile. Utenze, registrazioni etc etc, basta una telefonata, council tax? 10 minuti al terminale self service in comune. Dottore? Scegli il GP sul sito, passi a ritirare il modulo di iscrizione e lo riconsegni compilato, tempo speso in tutto? 15 minuti, ancora ricordo l’ultima volta che ho fatto il cambio di medico in Italia, 2.50h di coda interminabile. Sfido chiunque a cercare casa, riuscire a trovarla, prenderne possesso, acquistare l’arredamento farselo consegnare e montare e avere una casa finita con tutte le utenze intestate correttamente in 10 giorni in Italia.
Un altro aspetto che ho subito apprezzato e stata la cordialità: era domenica mattina e non avevo ancora dormito nella casa che avevo preso, stavo aspettando i ragazzi che sarebbero venuti a montare i mobili, si affaccia la vicina di casa e mi saluta, mi chiede se sono la nuova inquilina e mi invita a passare da lei per un caffe mentre i ragazzi si danno da fare, in Italia quando ero in ascensore con un vicino di casa (non tutti ma la stragrande maggioranza) teneva lo sguardo basso quasi infastidito del dovermi anche solo salutare.
In ufficio appena arrivata mi hanno detto “qualsiasi cosa ti faccia stare a tuo agio o tu abbia bisogno faccela presente, qui devi passare tante ore della tua giornata  e vogliamo che tu qui stia bene, se hai necessità di permessi soprattutto all’inizio non ti fare problemi, capiamo che in un trasferimento e un cambio di vita radicale e ci sono tanti aspetti che richiedono tempo per essere sistemati”… già proprio come in italia che se non ti vedono con 40 di febbre moribondo che stai facendo l’untore di peste bubbonica non giustificano e non accettano nemmeno un giorno di assenza utile per andare a farti fare un preventivo dal becchino…
Il Regno Unito, si sá, per un non autoctono, specialmente i primi tempi puó sembrare veramente tanto strano. Nel tuo caso, qual  é stata la cosa piú strana che ti  é capitata?
Considerando che qui ho già vissuto e che, in men che non si dica, 20 anni fa mi sono adattata ai gusti inglesi apprezzando le patatine con l’aceto, lo sweet cider, e ancora oggi mi capita di mangiare un toast al formaggio e cipolla sorseggiando white coffee (caffè luuuuuuuuungo macchiato con latte freddo) direi che sicuramente le abitudini gastronomiche inglesi non rientrano, almeno per me, nella categoria stranezze. Forse la cosa che più ho reputato strana è  che tra i miei vicini quasi nessuno ha il bidoncino dell’umido della raccolta differenziata, ho chiesto loro come facessero e molto candidamente mi hanno risposto che non hanno “waisting food”: ora pure io evito gli sprechi soprattutto col cibo, ma che fai? Te magni pure la buccia della banana??? Ai posteri l’ardua sentenza…

Finito il momento leggerezza, raccontaci come hai vissuto il referendum per il Brexit.
Qui in Scozia si é sentito di escalation in termini di problematiche raziali e compagnia cantante, anche se poi a conti fatti il brexit ancora materialmente in terra inglese.
Tu come stai vivendo la cosa?

Il post che? Ah perché è cambiato qualcosa? Apriamo ma non troppo e con molta cautela il vaso-di-Pandora-Brexit.
Premetto che il 23 giugno mi rimarrà impresso molto a lungo nella memoria e non per i risultati del referendum (quello si sono saputi il 24 mattina) ma perché e stata la data in cui ho firmato il mio contratto con l’azienda per cui lavoro adesso, contratto che in Italia sono ragionevolmente sicura non avrei mai visto nemmeno col lanternino…forse sommandone due…forse!
Dicevamo: Brexit. Al momento non noto cambiamenti evidenti, non sono stata discriminata perché arrivata qui per lavorare e cercare migliori opportunità di vita, nessuno mi ha detto torna a casa e tutto mi sembra andare avanti come ha sempre fatto. Ecco la sterlina è calata un pochino, che al momento non è male, almeno per me, ma non ci sono secondo me cambiamenti eclatanti; se, e dico SE, ce ne saranno non saranno di sicuro la prossima settimana e verrano probabilmente ampiamente annunciati. Staremo a vedere che succede, credo che alla fine nemmeno gli espertoni del caso sappiano ancora come gestirsi questa cosa e quale sarà la reale portata di questa Brexit

Ok… il fatto che ancora non sia stato fatto nulla é confermato da quanto hai scritto e devo ammettere che anche qua nella cara Scozia, il fenomeno é totalmente inesistente salvo, appunto, una perdita di valore della sterlina che, a differenza tua, a me un pó ha dato fastidio… Ma vabbé, andiamo avanti e parlami del tuo tempo libero! Oltre fare la mamma e lavorare, come passi le giornate in terra inglese?
Per il momento ho occupato quasi tutto il mio tempo libero a disfare gli scatoloni che mi sono fatta spedire dall’ Italia, ben 65 colli tra scatole scatoline scatolette valigie e televisione, ma per fortuna vedo la luce in fondo al tunnel. Comunque non mi sono fatta mancare un concerto Jazz e ben quattro spettacoli teatrali, adoro il teatro inglese e qui c’è una scelta veramnete enorme, con la possibilita di vedere dal vivo grand attori che di solito vediamo solo nei film holliwoodiani. Anche prima di trasferirmi appena potevo volavo fino a qui solo per vedere uno spettacolo che magari mi poteva interessare particolarmente, a costo di fare toccata e fuga in 24 ore. Comunque io e la nana-non-più-nana-14enne abbiamo in programma di andare alla scoperta di questa citta dalle millemila risorse dedicando almeno un giorno a settimana alla visita di un museo, un quartiere, un parco che non abbiamo ancora visto e che magari non sono esattamente mete gettonate dai turisti. Amici: amici nuovi nessuno, non ho ancora avuto modo e tempo di farmi dei nuovi amici, soono certa che arriveranno, ma ne ho uno, Benny, vive con la famiglia in campagna fuori Londra a circa mezz’ora di treno da me, ci conosciamo dai tempi del liceo e per me è stato ed è un punto di riferimento insostituibile nel progetto del mio trasferimento, e non solo.

Anche questa é fatta! Ora non posso non chiederti quali sono i motivi che ti hanno spinto a salire nella cittá del Tamigi e quali ti farebbero prendere un areo per tornare subito nella terra di Garibaldi?
Partiamo dai motivi che mi farebbero tornare in Italia oggi stesso, che sono sicuramente meno:
1- da buona Legnanese la mia contrada, la vita di contrada, gli amici di contrada che sono la nostra  famiglia. Non ho ancora fatto in tempo a sentirne la mancanza ma so che questa sarà  la mancanza più difficile da gestire
2- l’olio di oliva extra vergine… un olio decente intendo non uno per motori rifiltrato  come si trova qui
3- Il sale grosso: ma come fai a salare l’acqua della pasta con il sale fine?? [quanto ti capisco Ndr]
4-Gli sciacquoni dei bagni…minimo devi tirarlo 4/5 volte perché faccia egregiamente il suo lavoro.
Considerando che: tornerò in Italia per il Palio, e gli eventi importanti di contrada, che gli amici mi hanno promesso di venire a trovarmi spesso con la scusa che tanto a casa c’è posto, che ho gia ordinato 12 bottiglie di olio di quello buono che dovrebbero arrivarmi entro una decina di giorni, che ho due kg di sale grosso trafugato in italia di scorta e che per l’alloggio ai suddetti amici chiederó di pagare dazio con un kg di sale grosso a testa, rimane la questione dello sciacquone, anche quella però  risolvibile col metodo della nonna/secchiata d’acqua diretta.
Alla fine in questo momento specifico quindi, non ho motivazioni che mi farebbero tornare in Italia col primo volo.
I motivi che mi hanno portata qui invece sono molteplici, in cima alla lista c’è il motivo chiamato  non-ne-ho-la-piu-pallida-idea-Sofia, chiamato così perché ogni volta che guardavo in faccia mia figlia, mi chiedevo “Sofia, che potrai mai fare da grande in questo Paese che tanto poco offre in questo momento?” e la risposta era appunto: “non ne ho la piu pallida idea Sofia” e non perché lei non sappia cosa vuole o perché mi tenga all’oscuro delle sue ambizioni, ma perché penso che in questo momento contingente la situazione lavoro/futuro sia a dir poco drammatica e datemi pure della pessimista, ma non credo che si risolleverà tanto presto. Alla luce di questo, come genitore per di piu single, mi sono sentita in dovere di provare a dare delle opportunità a una 14enne che in Italia ne avrebbe avute davvero poche per essere ottimisti.
Perché  L’inghilterra? Perché  sono convinta che questo sia l’Eldorado… no non fraintendetemi qui non regala niente nessuno, anzi, ma è  un Paese ricco di opportunità , sta poi alle singole persone saperle sfruttare, e se sei bravo qui ti valorizzano e ti apprezzano davvero.
Altro motivo che mi ha portato qui è  che in qualche modo, dal lontano 1996, l’Inghilterra mi è  rimasta dentro, mi sento a mio agio, qui sto bene, e un po’ come essere tornata a casa, quindi diciamo che necessitavo di una comfort zone in mezzo a tutto questo stravolgimento esistenziale. E poi l’inghilterra è  vicina in tutti i sensi, anche economicamente parlando, insomma se ti viene nostalgia o hai necessità  di fare un salto in italia lo puoi fare sfuttando un week end e senza dover aprire un mutuo con la Ryanair…
Infine hanno avuto il loro peso anche le aspirazioni di mia figlia che come dicevo sogna di essere la nuova Judi Dench dei tempi che verranno, beh quale miglior posto di Londra in questo momento per studiare recitazione? Poi se son rose fioriranno, altrimenti avremo comunque la consapevolezza che molto probabilmente se non dovesse riuscirci sarà  perché  non è  abbastanza talentuosa e non perché  non è stata sufficientemente raccomandata.

Non posso non quotare tutto quello che hai detto parola per parola e, senza tergiversare ulteriormente dimmi, potessi tornare a prima della tua partenza, cosa faresti per partire al meglio delle tue possibilitá? Cambieresti qualcosa o riferesti tutto tale e quale?
Premesso che ogni cosa è sempre migliorabile, penso davvero di aver fatto tutto quello che potevo fare.
Questo sogno è  stato costruito in due anni, pezzetto dopo pezzetto, pazientemente, cercando di raccogliere quante più  informazioni possibili, cercando di ipotizzare tutti i vari scenari a cui potevo andare incontro e studiarne a tavolino le possibili soluzioni, chiaro che poi la realtà è sempre un’altra cosa ma almeno non mi avrebbe colto del tutto impreparata. Ho cercato lavoro per due anni, facendo almeno una trentina di application al mese, cercando sempre di migliorare il mio CV e di andare a scovare recruiters specializzati nel mio settore. Forse sono stata fortunata, alla fine ho avuto un lavoro ancora prima di partire, io preferisco pensare che quel lavoro me lo sono guadagnato con l’impegno e la costanza della ricerca senza lasciarmi scoraggiare da tutti i no ricevuti. L’unica cosa che forse farei, potendomelo permettere, è prendermi più tempo per il trasferimento, come ho già detto arrivare qui e fare tutto in meno di due settimane non e stata una cosa impossibile ma nemmeno una passeggiata.

Visto che siamo quasi giunti alla fine di questa piccola intervistina, perché non dispensi qualche prezioso consiglio a chi ancora é in Italia ma vorrebbe partire all’avventura?
Agite, non sognate, come disse Walt Disney “if you can dream it, you can do it”
Chiedetevi se è davvero quello che volete, se la vostra risposta è “si MA… la famiglia, la lingua, faccio un salto nel buio, non so se ce la faccio…” lasciate stare, se lo volete lo volete e basta, no matter what, e se lo vuoi e basta allora ce la fai.
Prendetevi tempo, quanto più possibile per raccogliere info, guardate la tv in inglese per migliorare la lingua, utilizzate intelligentemente i social che sono una risorsa preziosissima di informazioni e di opportunità (io ho trovato lavoro perché un recruiter specializzato nel settore mi ha trovato su linkedin e mi ha proposto questa posizione)
Progettare uno stravolgimento della propria vita come un trasferimento all’estero non è cosa da nulla soprattutto se, come me, non avete una famigia alle spalle che vi supporta sia moralmente che logisticamente.
É  proprio un secondo lavoro che va fatto quotidianamente, ma che soddisfazione ragazzi, impagabile!!!
 Ok, io avrei finito con le domande ma, prima di congedarci, perché non cogli l’occasione per darci un saluto come si deve?
Grazie Stefano per avermi dato la possibilità  di raccontarmi e grazie a tutti i lettori che sono arrivati a leggere fino all’ultima riga (colpa di Stefano se mi sono dilungata, mi ha detto scrivi come se non ci fosse un domani e io l’ho preso alla lettera) [É Vero! XD Ndr]
E se il vostro sogno è  quello di trasferirvi in terra d’Albione, beh dateci dentro, ce la potete fare, per qualsiasi info chiedete pure, se la mia esperienza puo essere utile a qualcuno ben venga!
See ya!
Marina

Anche oggi siamo arrivati alla fine di questa nuova Scarpa Sciolta del Mese e, come sempre, spero che abbiate trascorso qualche minuto piacevole e, perché no, utile!
Il prossimo appuntamento con questa rubrica é per Sabato 5 Novembre e, come tutte le sante volte, se avete intenzione di far parte della rubrica, raccontando  la vostra esperienza, o conoscete degli amici che scambierebbero volentieri due chiacchiere con il sottoscritto, fatemi sapere! Contattatemi e, felice come un pellicano in una pescheria, provvederó ad organizzare il tutto!
Dal pianeta Scozia, per oggi é tutto.
Un abbraccio
Ste

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16 thoughts on “La Scarpa Sciolta del Mese #6: Marina

  1. lauryn77 ha detto:

    divorata. sembro me in un’altra vita. emozioni, brividi. la sto ancora digerendo 🙂 complimenti
    ps che lavoro fai?

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    • Marina ha detto:

      Internal sales manager per un’azienda che vende accessori per valvole industriale, beh non è esattamente qualcosa da “che sballo” però mi permette di campare e a volte di divertirm sul lavoroi che non guasta mai. Anche tu emigrata per scelta?

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      • lauryn77 ha detto:

        no Marina, io sto ancora facendo opera di convincimento con mio marito, per edimburgo. lui è molto legato a milano, ma io non mollo, intanto ho studiato tutto quello che c’era da studiare. provo lo stesso sentimento che hai tu per tua figlia, nei confronti della mia piccola Valentina (4 anni). vai così e spacca!

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  2. Marina ha detto:

    Milano è una città che “ti frega”, lo so bene io ci abitavo a 30 km, e ti da l’impressione che tutto sommato la situazione non sia poi così grave, probabilmente in altre zone d’Italia è più difficile vivere e andare via rimane davvero l’unica soluzione. Quante persone persone mi hanno dato della catastrofista quando davo le motivazioni del perché me ne volevo andare, non vedendo tutto questo “nulla” che vedevo io…poi magari hanno ragione loro, io non credo, solo il tempo lo potrà dire. In bocca al lupo per tutto, qualsiasi sia la vostra scelta

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    • lauryn77 ha detto:

      sì Milano ti frega per quello, alcune cose funzionano bene, altre meno, ma come in tutte le città. E’ solo questione di dire: qua nessuno mi sta dando un lavoro, sarà il caso che me lo cerco altrove, e dove dico io. Staremo a vedere, ci sono questioni da risolvere e chissà, forse verremo lì non a cercare lavoro ma già con un lavoro in tasca da liberi professionisti quale effettivamente siamo, ma dobbiamo crearci una realtà più solida. grazie Marina, in bocca al lupissimo!

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  3. yudhistira ha detto:

    Magari chissà, ti potrei raccontare la mia storia, quando vengo su a Edinbra…

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  4. Federica ha detto:

    Grazie Marina per la tua testimonianza e ti chiedo: tua figlia parlava già inglese? se no, come ti sei organizzata? anche io sto pensando di trasferirmi in UK, non so bene dove nè quando (Scozia o Cornovaglia: una per l’Università l’altra per il clima) ma mia figlia mi sembra propensa: lei ha il papà ma il loro rapporto è abbastanza formale, anche perchè quando va bene si vedono 2 volte al mese…Grazie per la risposta. Federica.

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    • Marina ha detto:

      Ciao Federica, allora mia figlia parlava inglese per modo di dire, ci siamo trasferite alla fine della sua terza media e a scuola ha sempre studiato inglese con ottimi voti. L’anno scorso le avevo fatto fare anche un corso di inglese “avanzato” sempre organizzato dalla scuola, ma una volta qui si è accorta che nonostante in Italia fioccassero gli 8 e i 9 il suo livello di inglese era totalmente insufficiente. Qui non mi sono organizzata, è la scuola ad essere organizzata. Prima di tutto è stata affiancata in alcune materie da una professoressa che parla italiano, solo per le materie più difficili, e poi segue il corso di EAL (English additional Language) che è già previsto nel l’orario scolastico per tutti quegli studenti che non sono madrelingua e che non hanno un livello di inglese sufficiente. Conta che ci siamo trasferite che lei aveva già 14 anni e a questa età trovano più difficoltà a imparare la lingua, non so quanti anni abbia tua figlia, ma se è più piccola il suo apprendimento sarà molto veloce. Ho visto bambini di 7/8 anni che dopo 10 mesi correggevano i genitori e avevano un accento impeccabile. Col papà non mi sono organizzata, nel senso che il papà di mia figlia non c’è più, quindi non ho dovuto rendere conto a nessuno se non a mia figlia, di conseguenza non ho esperienza a riguardo. Ah solo la precisazione, qui a Londra (ma anche altrove in UK) le scuole sono preparate a ricevere studenti stranieri che non parlano inglese, la scuola di Sofia da quel servizio a tutti ed è una scuola pubblica.

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      • Federica ha detto:

        Spero di non abusare dell’ospitalità (censurami Stefano!) e della pazienza di Marina. Mia figlia ha 15 anni e mai dovessimo emigrare non credo succeda prima del termine del Liceo. In questo caso si parlerebbe di Università: suppongo si dia per scontato la conoscenza dell’inglese. Fosse così come affrontare gli studi universitari? Io sto pensando di studiare per sostenere lo IELTS ma come suppongo sappia molti ragazzi non sono così lungimiranti, non la mia. Qui in Italia “sbarco il lunario” dando ripetizioni in materie scientifiche (Matematica, Fisica, Chimica, etc.): in Inghilterra esiste questa possibilità? Ero impiegata nella Pubblica Amministrazione ma da buon precario ho perso il lavoro ed alla mia età (44) o vinci un concorso o ti ingegni. Qualche consiglio generale? Potrei avere un tuo contatto, se per te non è un disturbo? Grazie molte comunque.

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      • marina ha detto:

        Ciao Federica, ti invito a contattarmi su facebook se ce l’hai, il mio nome completo e’ Marina Magno, cosi’ posso anche darti il mio contatto telefonico per messaggio.
        Per quanto riguarda l’universita’ so poco ancora, ma una cosa te la do per certa, quando mi trasferii a Manchester 20 anni fa dopo il liceo avrei voluto continuare gli studi ma non avrei potuto accedere a determinate facolta’ (erano soprattutto facolta’ scientifiche tipo medicina veterinaria e qualche cosa d’altro che ora non ricordo) perche’ per farlo ci voleva un diploma inglese, devi ottenere i famosi “A levels”. Ora non se se le cose cose siano cambiate, ma ti consiglio di informarti nel caso in cui una volta trasferite, la scelta di tua figlia ricadesse proprio su una di quelle.
        Sicuramente il livello di inglese deve essere buono, immagino che come un po’ ovunque l’universita’ dia per scontato una certa autonomia dello studente, e quindi determinati aiuti e sostegni che ci sono per gli immigrati (vedi appunto il corso di EAL di mia figlia), all’universita’ non ci siano o siano comunque in forma ridotta.
        Contattami quando vuoi, a presto! 🙂

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      • Federica ha detto:

        Grazie Stefano. Per quanto concerne l’insegnamento: sai su quale sito posso “surfare” per maggiori infos? Per la figlia ho già trovato parecchie informazioni.

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  5. Scarpe Sciolte ha detto:

    Ciao Federica! Qui se me lo permetti subentro io 🙂
    L’insegnamento è possibile, nelle scuole pubbliche, mediante l’ottenimento di un una sorta di diploma che richiede un anno di corso.
    Le scuole private possono farne a meno ma, ovviamente, senza diploma sei parecchio limitata.
    D’altro conto ci sono i lecturer (insegnanti temporanei privati) che sono molti simili alla nostra “cepu” per capirci. Ma ripeto stai cercando un mercato dove non so quanta richiesta ci sia pertanto la selettività è abbastanza marcata.
    Per tua figlia, se non sostiene l’IELST (o altri esami equivalenti che vengono indicati direttamente dalle università stesse) non può iscriversi.

    Ogni facoltà/università ha i suoi parametri minimi di ingresso. Ti conviene logfgarti sul sito dell’uni e verificare tu stessa qualis sono i requisiti per l’ammissione.

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  6. marina m. ha detto:

    buonasera Marina, ho letto il tuo post e sono rimasta colpita dal fatto che tu abbia indicato Lnkedin come buona risorsa per il lavoro. Io sono ancora nella fase delle ricerche ahimè difficoltose e volevo chiederti, se non disturbo, se ci sono siti web che raccomandi per creare un cv ad hoc o comunque appettibile per il mercato inglese.
    Sono nella fascia over 40 e forse come unica fortuna ho quella di non avere famiglia a carico, ma a volte mi scoraggio. Grazie per tutte le info che potrai/vorrai darmi
    Buona serata
    Marina

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    • Scarpe Sciolte ha detto:

      Mi intrometto anche se la domanda è per Marina. Il discorso della fascia di età qua nel Regno Unito non è un problema. Per quanto riguarda riguarda LinkedIn ti confermo che qui è un mezzo fondamentale per la ricerca del lavoro. Io stesso devo a LinkedIn in il mio attuale lavoro 🙂

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Ciao bella gente! É con estremo piacere che vi informo che finalmente la nostra guest house é pronta! Se cercate, quindi, un bel letto matrimoniale comodo con TV e Wi-Fi vi consiglio di dare un'occhiata al nostro sito web! Stefano, Federica, la piccola Ale e quel mattacchione di Totó, vi danno il benvenuto a "The Shire": la nostra guest house nel cuore della Scozia Centrale :-) www.theshireguesthouse.com

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