La Scarpa Sciolta del Mese #4 – Alessandro

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4 giugno 2016 di Scarpe Sciolte

Hello everyone!
In questo quarto incontro, diamo il benvenuto ad un ospite speciale che sono sicuro fornirá un bel supporto a parecchie persone sparse per l’italico territorio.
Oggi incontriamo Alessandro (di comune accordo abbiamo preferito usare un nome di fantasia), che ci racconta come é stato cambiare vita in Scozia e, soprattutto, come ha influito il suo coming out, come persona transgender, nella vita di tutti i giorni.
Benvenuti alla quinta rubrica della “Scarpa Sciolta del Mese”!

Buongiorno Ale! Grazie per essere dei nostri e per contribuire su questo blog con la tua preziosa esperienza. Direi che é inutile girarci intorno e partirei di prepotenza con le nostre chiacchiere tra “Scarpe Sciolte”.
Mi sembra piú che doveroso inziare con un pó di domandine di rito.
Fammi mettere giusto un pó di musica… Credo che per l’occasione sia perfetto un bel greatest hits dei REM e, visto che ci siamo partiamo dalla cara e vecchia “loosing my religion”.
Aspé un secondo che clicco sul “play”
….Click

Partiamo con una domandina di riscaldamento: Quando sei arrivato in UK e dove vivi ora?
Sono arrivato in UK a dicembre 2014, precisamente a Glasgow in Scozia, dove attualmente vivo. (Posso aggiungere che hai scelto una delle mie canzoni preferite??)

Breve, sintetica e dritta al punto! Ottimo!
Si puoi dirlo tranquillamente 😉 é anche per me una delle preferite….
Adesso raccontaci perché, fra tante nazioni, hai scelto proprio il Regno Unito.
In Italia, dopo anni di precariato prima e partita iva poi, avevo ottenuto il tanto sospirato contratto a tempo indeterminato ma, poco dopo, ho scoperto che alla fine nulla era cambiato: nessuna prospettiva di miglioramento e stabilita’ economica.
A tutto questo aggiungi pochi o assenti apprezzamenti per la qualita’ del mio lavoro, assenza di diritti, e carenza di servizi.
Considerando che ero alla soglia dei 40 anni, mi son detto ora o mai piu’, e ho deciso di emigrare in un paese ‘civilizzato’, con un buon numero di opportunita’ lavorative nel mio settore (IT) e in cui potessi ‘mettere radici’ con la sola conoscenza dell’inglese.
E cosi’ ho cominciato a mandare curriculum, a perfezionare il mio inglese, a fare colloqui su skype, a capire come funzionasse il mercato locale e anche, non posso negarlo, a prendere un bella dose di porte in faccia, fino a quando, dopo alcuni mesi, il mio curriculum, riveduto e corretto, ha cominciato ad attirare una maggiore attenzione e la mia capacita’ di sostenere colloqui (anche tecnici) in inglese e’ notevolmente migliorata ed in poche settimane ho collezionato piu’ di un invito per andare a sostenere il colloquio finale in UK. In realta’, quando ho preso l’aereo per quei colloqui, avevo gia’ deciso di accettare la proposta della societa’ di Glasgow per cui attualmente lavoro, ma non avevo ancora niente di scritto e quindi ho tenuto tutte le porte aperte.
Ho fatto questa lunga premessa perche’ i lettori realizzino che cercare lavoro qua e’ di fatto un secondo lavoro, non e’ facile come spesso la raccontano, la differenza e’ che se ti impegni alla fine ce la fai e ce la fai senza conoscere nessuno.

Il fatto che il grosso della ricerca lo hai fatto dall’Italia é stato sicuramente un bell’aiuto e, inutile dirlo, il conoscere la lingua, sicuramente é stato uno dei motivi che hanno permesso questa, chiamiamola simpaticamente, “agevolazione”.
Purtroppo la conoscenza della lingua é una cosa che viene fin troppo sottovalutata da chi parte alla ricerca di una nuova vita e spesse volte mi ritrovo a consigliare di posticipare la partenza di qualche mese, al fine di avere un minimo di base di lingua con cui arrivare e iniziare a cercare sia lavoro che alloggio.
Ora peró, prima che parto per la tangente, dimmi quale é stata la cosa piú difficile che hai incontrato non appena arrivata in Scozia.
Ti potrei fare un elenco infinito ma penso che la cosa piu’ difficile sia stata prendere casa 🙂 Dammi un secondo e ti spiego il perché…
Approdato a Glasgow, sicuro che tutto sarebbe filato liscio come l’olio visto che avevo gia’ un contratto di lavoro in mano, in un paio di giorni ho battuto le agenzie immobiliari a tappeto e ho trovato la casetta che desideravo, ad un prezzo accessibile e nel rinomato West End, che, per chi non lo sapesse, e’ la zona piu’ “In” di Glasgow. Facile no? Mi presento in agenzia per dare l’anticipo e mi danno un foglio da riempire per fare l’application da presentare al padrone di casa, compilo il tutto e mi viene detto che verra’ fatto un credit check sul mio conto corrente bancario per verificare se sono affidabile..un momento..io non ho un conto in UK, corro ad aprirlo e indovina un po’? Senza residenza in UK non puoi aprire il conto…e ora che si fa? Dopo varie vicissitudini e la botta di culo di trovare in agenzia immobiliare una ragazza italiana che mi ha spiegato il da farsi, ho pagato tutti i 6 mesi d’affitto in anticipo.
Purtroppo la storia dei 6 mesi é una cosa abbastanza comune che capita ad una bella fetta degli immigrati che vengono in UK e cercano delle soluzioni abitative tramite agenzia.
Purtroppo i landlord (i padroni di casa) preferiscono evitare ogni spiacevole inconveniente e danno direttive alle agenzie di chiedere in anticipo, oltre il mese di caparra (deposit), anche la bellezza di 6 mensilitá anticipate. Diciamo pure che i landlord sono generalmente simpatici, gentili e altruisti come un plotone di esecuzione nazista di fronte ad un banchiere ebreo, omosessuale, iscritto al partito comunista.
E’ vero che qui i padroni di casa e soprattutto le agenzie immobiliari ti richiedono un’infinita’ di garanzie prima di farti un contratto, ma mi permetto di aggiungere che in Scozia la commissione la paga solo il padrone di casa, perche’ e’ a lui o lei che l’agenzia sta fornendo un servizio.

Quello sicuramente é un aspetto decisamente positivo ma devi ammettere che 6 mensilitá sono comunque una bella botta…
Vabbé, visto che siamo in tema, quali sono i pro e i contro del vivere nell’antico regno di Alba?
Per i pro ti risponderei: ti piace vincere facile, eh?
[Poggibonzi pó pó pó! ndr]
Un paese dove i servizi funzionano e il merito viene premiato sul serio, dove c’e’ ancora la possibilita’ di costruirsi un futuro, un paese che mi ha dato un’opportunita’ a 40 anni, eta’ in cui in Italia sei fuori dal mercato del lavoro (se mai ci sei riuscito ad entrare). Una cosa che all’inizio mi ha creato una certa dose di confusione e’ come gli scozzesi abbiano una cieca fiducia nelle istituzioni e servizi pubblici e, di conseguenza, considerino normale amministrazione sbrigare pratiche burocratiche via posta o autorizzare il council a prendere I soldi automaticamente dal proprio conto…io in Italia non mi fidavo neanche della mia ombra, qua adesso, passetto dopo passetto, comincio a fidarmi anche io, e la sensazione e’ quella di non doversi guardare sempre le spalle ad ogni passo…ti senti quasi euforico.
Per quanto riguarda i contro, non posso non citare i soliti noti, ovvero il cibo – lo hai mai scritto sul tuo blog in cosa consiste il deep fried mars?!? – e il freddo, ma, a questo, dopo un po’, ci si abitua, almeno cosi e’ stato per me; addirittura, adesso, evito di rientrare in Italia nei mesi piu’ caldi, ovvero da maggio a ottobre, perche’ stranamente soffro il caldo…misteri del corpo umano!!!! In Scozia, poi, c’e’ l’aggravante dell’assenza di luce per buona parte dell’inverno, che, in estate e’ pero’ compensata con delle giornate lunghissime..e’ un piacere uscire dall’ufficio e sapere che avrai ancora tante ore di sole che ti aspettano. Io lo considero un contro per il solo motivo che la mia insonnia, qui, e’ notevolmente peggiorata.
Un altro contro da prendere in considerazione e’ la lingua. Gli scozzesi poi hanno un accento tutto particolare e certe volte, specie I primi mesi, la barriera linguistica sembra un muro insormontabile. Dopo quasi due anni comunico tranquillamente con tutti ma, ancora, faccio fatica a seguire le conversazioni quando si accavallano le voci al pub…e arriviamo ad un altro punto: il bere!! Bevono sempre, soprattutto birra, e sembra che sia il loro modo preferito per socializzare; io purtroppo sono una mezza sega e dopo la quarta birra l’unica cosa saggia da fare e’ chiamare un taxi e tornarmene a casa.
Dopo tutti questi contro ben noti ti nomino un insospettabile: il manuale 🙂 Ti spiego meglio: la sensazione e’ che qui in UK, per qualunque cosa devi fare, ci sia il libretto di istruzioni…devi eseguire un task al lavoro? Ok, leggi come si fa a pagina X del manuale Y. Forse e’ per questo che noi italiani abbiamo un certo successo all’estero, perche’ siamo abituati a gestire gli imprevisti e a ‘improvvisare’. Io lo considero un contro, anche se ha dei lati positivi, perche’ spesso, indaffarati come sono a seguire le regole, perdono di spontaneita’.

Visto che adesso non si parla d’altro che di migranti, e spesso purtroppo fin troppi analfabeti funzionali prendono parola, nel tuo caso, come migrante, ti sei mai sentita discriminata?
No non mi hanno mai discriminato, nonostante I primi mesi il mio inglese fosse parecchio zoppicante (ed e’ un eufemismo), ma forse la mia e’ stata solo fortuna perche’ lavoro in un settore che ha una forte domanda e quindi non se lo potevano permettere.
Un’altra cosa che mi ha fortemente sorpreso e’ come qui ti trattino con rispetto, sempre e comunque, indipendentemente da come sei vestito e da quanto tu possa parlare bene o male la lingua (e ti assicuro che io ho una pronuncia da cane ubriaco).

Sono sempre stato uno di quelli che ha detto che, salvo qualche caso veramente isolato, in questa nazione non esiste la discriminazione e la tua testimonianza non fa che avvalorare la mia tesi!
Ora parliamo un pó del tuo essere transgender.
Visto che alcuni, o meglio la maggior parte dei datori di lavoro, include nel modulo di candidatura, la propria sessualitá, ti chiederei come hai vissuto e come vivi questa domanda “abbastanza diretta”. Pensi che possa essere un fattore discriminante l’essere o meno omosessuale, piuttosto che transgender?
Prima di rispondere a questa domanda, ritengo sia necessario fare alcune puntualizzazioni:
– E’ vero che nei form ti fanno domande riguardo al tuo orientamento sessuale, ma, e te lo dico con certezza perche’ il mio lavoro e’ scrivere quei software, le tue risposte viaggiano separatamente dal tuo curriculum, ovvero il tuo interviewer non vi puo’ accedere, e vengono usate solo per fini statistici, per determinare la quota di ‘diversity’.
– Detto questo, il tuo orientamento sessuale non e’ una discriminante in UK, per il semplice motivo che discriminare E’ VIETATO PER LEGGE, e qui, se la legge dice una cosa, le persone la rispettano.
– Io non sono omosessuale, ma transgender e per farti capire come funzionano qua ti racconto la storia del mio coming out (recente) in azienda.
Comincio col dire che ho sostenuto tutti I colloqui vestendomi in discordanza col mio nome riportato sul curriculum, ma questo non ha mai (e dico mai) spostato di una virgola il rispetto che mi hanno riservato durante I colloqui, anche quando non sono andati bene.
Dopo aver vissuto qua un annetto e sentendomi a casa, ho deciso di aprire il mio personale ‘vaso di pandora’..dovevo rendere pubblica la mia identita’ , non potevo piu’ vivere una doppia vita e come prima cosa dovevo cambiare il mio nome, che in Scozia significa fare una dichiarazione di fronte ad un giudice ed il gioco e’ fatto (ovviamente in Italia il mio cambio di nome non viene riconosciuto) …dopo i necessari turbamenti di rito, ho comunicato la mia decisione ai miei superiori e con il loro supporto ho ufficializzato la cosa col resto dei colleghi e..tutti sono e sono stati fantastici, da quel momento si riferiscono a me usando sempre il mio nuovo nome e pronome….la domanda da un milione di dollari e’: cosa sarebbe successo in un’azienda italiana? Sarei gia’ sotto i ponti?

Il fatto che l’Italia sia indietro anni luce rispetto al resto dell’Europa “piú civile” é una cosa abbastanza nota ai piú. Purtroppo speriamo in un barlume di civiltá il prima possibile… (ma ne dubito).
Visto che siamo in tema, hai notato differenze, anche culturali, tra le comunitá LBGT italiane e UK?
Anche in questo caso mi viene piu’ facile farti un esempio pratico. Mentre in Italia tutto l’associazionismo sta sulle spalle dei volontari, qui Scozia, le associazioni LGBT spesso assumono anche personale, che viene formato e fa carriera in base alla parolina magica che si chiama ‘meritocrazia’.
Io ho cominciato da poco a fare volontariato presso un’associazione e loro hanno chiesto le referenze da parte del mio datore di lavoro e mi hanno fatto il criminal check, ovvero hanno verificato che non avessi precedenti penali visto che sarei dovuto entrare in contatto con categorie protette, in questo caso con persone LGBT..In Italia, se tu sei LGBT, sei considerato un appestato o un pervertito, qua invece, per proteggere persone LGBT, verificano la tua fedina penale…un po’ diverso non ti pare?

Come detto prima… Anni luce avanti….
Cosa vorresti dire ai ragazzi e le ragazze della comunitá LGBT in Italia?
Purtroppo quello che mi viene dal cuore adesso, dopo l’approvazione della legge per le unioni civili, e’ che ogni paese ha i politici che si merita..e gli italiani si meritano Renzi che ha fatto una promessa elettorale che non e’ stato capace di mantenere e, per salvare capra e cavoli, ha accettatto il compromesso al ribasso stralciando la step child adoption…la comunita’ LGBT italiana non solo ha accettato questo gioco al ribasso, ma ha pure festeggiato. Qui in UK, Cameron ha promesso di indire il referendum e lo ha indetto, nonostante sia assolutamente contrario, perche’ una promessa elettorale va mantenuta.
Non dimentichero’ mai una conversazione che ebbi con una scozzese a proposito del referendum per la secessione della Scozia nel 2014 e che falli’…la tizia mi spiego’ di aver votato per il si’ pur essendo consapevole che un’eventuale secessione non le avrebbe portato assolutamente nessun beneficio a breve/medio termine, ne’ ne avrebbero tratto beneficio I suoi figli, gli unici a stare meglio sarebbero stati i suoi nipoti e le generazioni future. Ecco secondo me e’ questo che manca agli italiani, tutti, e di conseguenza alla comunita’ LGBT, la prospettiva del futuro, la speranza di un mondo migliore al di la’ del proprio personale orticello.

Quali consigli ti senti di dare?
Un consiglio che hai dato anche tu e che sembra scontato ma non lo e’, e’ la lingua. Quando arrivi qua, e soprattutto se sei da solo, ti ritrovi a dover interagire con gli autoctoni per ogni necessita’, dal comprare i cerotti fino a sbrigare le pratiche amministrative – tipicamente per telefono – e la lingua diventa l’unico mezzo che hai per orientarti in un mondo che e’ del tutto nuovo, un mondo in cui, per esempio, non sai dove sia possibile fare una stampa e ogni volta che provi a chiedere informazioni non capisci le indicazioni stradali.
Io sono arrivato qui da solo e i primi giorni sono stati da panico, ogni volta che provavo a comunicare con qualcuno, la barriera linguistica era li’ a ricordarmi che nessuno mi avrebbe potuto dare una mano.
Un altro consiglio che posso dare, e che io ho seguito, e’ quello di evitare gli italiani il piu’ possibile, perche’ inevitabilmente si finisce col parlare italiano, mangiare cibo italiano e organizzarsi la vita secondo usi e costumi (e orari) italiani. Insomma se stai sempre in giro con italiani, non ti verra’ mai in testa di presentarti al ristorante alle 5 del pomeriggio per cenare, cosa che invece loro fanno abitualmente e se sei qui con l’idea di stabilirti a lungo termine, integrarti con i locali e’ una buona idea.

Direi quindi di chiudere questo interessante scambio di battuta con l’ultima domanda: quali sono i tuoi progetti per il medio/lungo termine?
Pensavo la Scozia sarebbe stata solo un tappa intermedia, e invece mi sono innamorato delle persone e della cultura locale, di conseguenza mi piacerebbe stabilirmi definitivamente qua; da bravo italiano, stabilirsi vuol dire comprare casa, cosa che sto valutando di fare entro il prossimo anno, per ora sto prendendomi del tempo per capire come funziona il mercato immobiliare e in quale quartiere mi troverei meglio a vivere nel lungo termine.

Che dire di piú? Grazie infinite per la tua testimonianza e, quando comprerai casa faccelo sapere che festeggiamo tutti insieme 😉
Come al solito, un abbraccio.
Ste

Ti é piaciuto questo articolo? Anche tu, come me e Alessandro, sei una Scarpa Sciolta? Vorresti partecipare o conosci qualcuno che sarebbe perfetto per la rubrica “La Scarpa Sciolta del Mese”? Vorresti sapere se esiste vita nello Spazio? Ti sei mai chiesto come hanno fatto a fare i progetti delle piramidi, visto che disegnavano solo in due dimensioni?
Hai mai avuto il dubbio che nella carbonara si mettesse pure il bianco dell’uovo?
Perché, nonostante il doppio nodo, le scarpe si slacciano di continuo?
Non perdere altro tempo ad ascoltare il rumore del frigorifero!
Scrivimi sulla bacheca, mandami un messaggio, invia un piccione, fai i segnali di fumo, insomma, fatti vivo/a! Sará un grande piacere per me organizzare l’interrogatorio!
Vabbé, bella gente, spero che la rubrica di oggi sia stata di vostro gradimento (non risparmiatevi con i commenti e le condivisioni ;-)…
Con la “Scarpa Sciolta del Mese” ci salutiamo e ci diamo l’appuntamento a Sabato 9 Luglio!
Dal pianeta Scozia, per il momento é tutto.
Passo e chiodo.
Cheers
Ste

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