La Scarpa Sciolta del Mese #3 – Laura

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7 maggio 2016 di Scarpe Sciolte

Ebbene lo ammetto, in queste ultime settimane non sono riuscito ad essere presente come avrei voluto…
Non fatemene una colpa… Sinceramente preferisco passare il mio tempo scrivendo su questo bloggaccio che passarlo al lavoro ma sapete com’é, il mutuo chiama e mi tocca, in un modo o nell’altro rispondere….
Fatta quindi questa premessa, che risulterá alla maggior parte di voi meno utile di un manganello in un raduno di pacifisti, lasciatemi il tempo necessario per introdurre la nostra terza scarpa sciolta del mese!
Per quei pochi che ancora non sanno di cosa si parla, sappiate che ogni primo sabato del mese, a mó di fiera agricola per intenderci, do spazio ad una breve intervista ad “uno di noi”, ovvero uno dei tanti italiani che, per un motivo o per un altro, hanno lasciato la cara e vecchia Italia. Chi per studio, chi per lavoro, chi per una passione sfrenata per le noci di cocco scozzesi, chi per un eccesso di tempo libero, chi per l’amore per i dolci a base di meringa e acciughe… Il motivo non conta… Siete arrivati nella terra di Wallace? Avete tutti i requisiti per finire dritti dritti in questa rubricaccia da quattro soldi!
Diamo il via alla nostra Scarpa Sciolta di oggi! Una “giovine” che condivide con il sottoscritto la completa incapacitá di sintesi… Nel suo caso specifico peró, bisogna darle merito che riesce, piú che alla grande, a restare in tema, evitando di perdersi in giri di parole che sarebbero piú noiosi di un monologo di Fabio Fazio sui cavalli a dondolo in legno di pino (niente… é piú forte di me…).
Vabbé, senza perdere ulteriore tempo, mi sembra il caso di mettere su il Thé e dare inizio a questo terzo appuntamento con la Scarpa Sciolta del Mese.
Aspetta un secondo che metto in infusione la bustina di earl grey…
Pluf…

Classica come la pubblicitá dell’EstaThé i primi di Luglio, la prima domanda é abbastanza prevedibile! Nome ed etá please!
La mia persona si potrebbe catalogare con la semplice etichetta: “diciannovenne italiana di nome Laura”. Tuttavia, questa si tratta di un’etichetta alquanto comune che cela, nella sua generalità, gli ingredienti che una persona inevitabilmente conserva. Sarà mio compito riportare alcuni dei miei ingredienti, per coloro i quali saranno curiosi di passare attraverso questa non obbligatoria fase conoscitiva.

Da quando sei in Scozia, ma sopratutto, da dove ci stai scrivendo?
Sono arrivata nel Regno Unito il non lontano 26 Agosto 2015, approdando direttamente in una città da pochi conosciuta, che funge quasi da mediana tra le più note Glasgow e Edimburgo. Ho messo dunque delle provvisorie radici a Falkirk, in Scozia, dando inizio a quella che si sarebbe presto rivelata la più utile delle esperienze.

Ahhh Falkirk, anche lei é stata la mia prima cittá Scozzese. Ancora ricordo che a 200 metri dalla fine del via pedonale principale, vicino al parcheggio della LIDL, vidi il mio primo vero e proprio tramonto scozzese…
Ora che ci penso ho pure una foto di quel fantastico “sunset” e, visto che ci siamo, non vedo perché non pizzervelo di prepotenza qua sotto 😉

IMG_9941

Una delle mie prime fotografie scozzesi: un tramonto rosso fuoco scattato mentre ero a passeggio per le vie di Falkirk


Ora, finito il momento malinconia, torniamo al motivo principale di questo articolo che, sicuramente non sono ne io, ne i miei sproloqui senza fine…
Laura dimmi un secondo, come sono stati i primi 30 giorni in territorio Scozzese?
Il primo mese passato da espatriata è stato, non per anticonformismo, quello che forse più mi ha soddisfatta, contrariamente a quello che si può pensare. Il mio primo mese è stato ricco di nuovi sapori, nuovi colori, nuovi posti, nuove nozioni, nuove scoperte. Accantonando per un attimo il più che scontato spaesamento, ho avuto la possibilità, nella mia prima permanenza all’estero, di assaggiare specialità culinarie; di vedere città, strade e monumenti che non conoscevo; di ammirare tramonti dipinti di colori che neanche i più grandi artisti della storia si sarebbero mai sognati di usare. Ho imparato, ho insegnato, ho fatto combaciare ciò che avevo con ciò che stavo acquisendo. Tutta la novità inizialmente non lasciava spazio alla nostalgia per ciò che avevo lasciato nella mia terra natale.
Col senno di poi, ritengo che la nostalgia era inizialmente solo latente e, come una nemica meschina, non ha fatto altro che inevitabilmente manifestarsi alla prima occasione. Il mio primo mese in Scozia non è stato privo di difficoltà, sono stata solo io incapace di mettere alla luce le potenziali difficoltà che la nuova terra aveva, o, guardandola da una prospettiva che comunemente definiremmo “più positiva”, sono stata solo capace di concentrarmi sul bello.

Potremmo riassumere queste tue parole in “ho avuto talmente tanto poco tempo libero che non ho materialmente trovato il modo di essere pessimista”.
In pratica hai visto il bicchiere non solo mezzo pieno, ma direi che lo hai visto pieno di due liquidi differenti!
Nice one!
Ora peró é arrivato il momento, citando la McGonagall, di pó di “bene educate frivolezze”.
Qual è la cosa piú strana che hai visto o che ti é successa da quando sei qui?
Oltre alle solite leggende sul tempo pessimo, sul cibo disgustoso, o sulla lingua incomprensibile, che devo a mio malincuore avvalorare, ho notato cose che non sono assolutamente stupefacenti, ma che mi hanno fatto riflettere su quanto saremo sempre incapaci di conoscere ulteriormente, se rimaniamo chiusi in quello che conosciamo. Con la convinzione di non essere riuscita affatto a spiegarmi come avrei voluto, approfondisco la mia ipotesi con degli esempi empirici.
Se fossi rimasta in Italia non avrei mai scoperto che gli Scozzesi lavano i piatti lasciandoli insaponati; non avrei mai scoperto che sul treno ci puoi salire anche senza biglietto, come in Italia, con la differenza che non sarai in grado di uscire dalla stazione di destinazione, senza aver comunque pagato per la tratta fatta.
Se fossi rimasta in Italia non avrei mai scoperto che nei pub, maggiormente nei fine settimana, sono solite stazionarsi donne che ti offrono gentilmente carta per asciugarti le mani, trucchi, lacche, lecca lecca, gomme da masticare e oggetti di vario tipo, chiedendoti solo in cambio un’offerta.
Non avrei nemmeno mai visto le piastre a gettoni nei bagni pubblici, se fossi rimasta in Italia. Non avrei scoperto la terrificante realtà di non poter avere un bidet, o un miscelatore ai lavandini.
Non avrei mai potuto fare la spesa alle 3 di notte da un Tesco aperto 24 ore su 24.
Se fossi rimasta in Italia non avrei mai potuto vedere conigli o scoiattoli per strada, non mi sarei mai potuta arrivare a scorticare le mani per il freddo, non avrei mai provato la sensazione di riuscire a toccare le nuvole che, dannazione, sembrano essere davvero a un braccio di distanza a volte.
Ma, più di tutte le cose, non avrei mai scoperto la bellezza di avere a portata di mano, anche in quella che è definita come una piccola e povera città, parchi, fiumi, cinema, locali, ristoranti, supermercati. Le persone che vivono qua dicono che Falkirk è brutta rispetto alla capitale.
Io che provengo da un altro contesto sociale e ambientale, posso dire che, anche quella che per gli Scozzesi è una brutta città, è una realtà con uno standard ben più alto rispetto a quelli a cui ero abituata.

Sinceramente non capisco come si possa dire che Falkirk é una brutta cittá…. Ricordo ancora la prima sera che dall’M8 (l’autostrada che collega Edinburgo e Glasgow) ho visto le Kelpies illuminate… Uno spettacolo che difficilmente riusciró a dimenticare…
Ora, come ho chiesto anche agli altri prima di te, ti andrebbe di dirmi come é cambiato il rapporto tra te e l’Italia?

Nella mia madrepatria non ho lasciato, come ogni altro espatriato, solo i miei affetti, ma ho lasciato, anche e soprattutto, me stessa. In ciò che sto man mano costruendo è sempre custodito quel bagaglio di misto italiano, ma a conti fatti è impossibile non rendersi conto della differenza.
A mesi di distanza penso a quanto sia impensabile che io non viva ormai più con le persone con cui condividevo la mia vita prima. Da un giorno all’altro la mia esistenza è cambiata interamente e ancora non mi è dato capire come abbia fatto ad abituarmici.
Ma una cosa è sicuramente cambiata: tempo fa ero una di quelle persone che quasi disprezzava l’Italia per ogni singolo granello che la componeva; adesso l’Italia è la mia terra.
Adesso che non appartengo più al mio Paese sento un senso di appartenenza che va sopra ogni limite e viaggia contro ogni distanza. E’ solo in questo momento, con la Scozia sulle spalle, che io sento di appartenere all’Italia e alle persone che Lei continua a custodire.

L’essere italiani all’estero effettivamente cambia il modo che abbiamo di vedere la propria madrepatria. Ovvio che purtroppo si notano le differenze in termini di servizi, assistenza e chi piú ne ha piú ne metta, ma specialmente dopo qualche tempo, aumenta la percezione che si ha di tutte quelle piccole sfaccettature che hanno plasmato il nostro modo di essere, appunto, italiani. Sia in bene che in male ovviamente 😉
Da brava gggggiovane, sicuramente sarai riuscita a ricrearti un nuovo e fertile substrato di amicizie e interessi, faticando sicuramente molta meno di un trentenne come il sottoscritto. Nella tua “Capsula di Petri” del tempo libero, che cosa sei riuscita a coltivare?
Una persona importante un giorno mi ha detto che noi tutti passiamo la vita intera a costruire e sciogliere amicizie. Negli anni conosciamo gente sempre nuova, c’è sempre chi resta, ma c’è sempre chi se ne va. In 19 anni se ne sono andate un numero di persone così abbondante da essere equo a quello delle persone che invece sono rimaste ed è, infatti, col tempo che sono riuscita a riconoscere quel tipo di amicizie che realmente ti facevano sentire a casa.
Sono qui da meno di un anno, ma la Scozia mi ha già fatto tanti regali; tuttavia, serve del tempo per capire se quei regali saranno e rimarranno la mia casa.
Per quanto riguarda il tempo libero, mi duole dirvi che un espatriato non ne ha moltissimo. Nel tempo libero, che comunemente coincide col cosiddetto giorno off, un espatriato deve farsi da mamma, da papà, da sorella, da fratello, da donne delle pulizie, da pagatore di tasse e da qualsiasi altro essere possa essere indispensabile alla sopravvivenza.
Nonostante ciò, avevo e sempre avrò come capro espiatorio la scrittura, anche se, come in questo caso, sarà solo impregnata di tutto quello che sto vivendo.

Il punto in cui dici che un espatriato di tempo libero ne ha poco, é la motivazione principale per la quale consiglio a tutti quelli che mi contattano dicendo “vengo su e nel frattempo studio la lingua”, di dedicare ogni istante possibile prima della partenza allo studio e alla preparazione. Non é facile infatti trovare il tempo e la serenita sufficienti per dedicarsi seriamente allo studio, senza contare che nel frattempo ci si espone al rischio non indifferente di finire nel mattatoio dei lavori per i non english speaker e, fidatevi, non é proprio una bella cosa…
Ora, finita la paternale, ti va di spararmi a mitraglia un pó di motivi pro e contro la tua permanenza in territorio scozzese?
La voglia di continuare i miei studi universitari qui mi àncora più di ogni altra cosa a questa nuova vita, mi ha spinto a fare sacrifici, mi ha spinto a sopportare delusioni, a sorvolare sulle difficoltà, ad aspettare, a stringere i denti, a impegnarmi, a imparare, a fare cose che non credevo avrei potuto mai fare.
Tuttavia, l’immediata impossibilità di rimanere e l’intrascurabile voglia di mollare tutto e tornare fa capolino quando la mia mente inciampa nel pensiero di poter vedere chi amo tramite uno schermo o un pezzo di carta.
Dopo tutto, siamo fatti di carne e sentimenti. Ma io voglio imparare tutto ciò che possibile imparare nel luogo che merita davvero un tale desiderio conoscitivo.

Per un attimo sono stato colto dal desiderio di citare Bruce Lee ma poi ho pensato che sarei stato piú banale di un titolo della Ubisoft e, quindi sorvolo e a questo punto ti chiedo: Partendo dal presupposto che hai le chiavi della Delorean e sufficienti bucce di banana, tornando indietro nel tempo, cosa faresti per migliorare le tue “condizioni iniziali”, ovvero, basandoti sulle tue attuali esperienze, cosa faresti per prepararti al meglio?
Guarderei mia nonna cucinare, o mia madre stirare. Se potessi tornare indietro chiederei come si smacchia un indumento, prima di crederlo perduto per sempre.
Mi sarei dovuta concedere del tempo per imparare a cucinare, o più semplicemente avrei dovuto imparare a badare a me stessa. Non prendete ovviamente i miei come consigli da seguire se ci si vuole trasferire all’estero, dal momento che è con una inesperta ragazzina di appena due decenni che state avendo a che fare.
La mia aspra essenza avrebbe forse potuto maturare leggermente di più, prima di gettarsi a capofitto. Tuttavia, il mio modesto parere mi suggerisce che non è poi stato troppo difficile venirne a capo.

Se sono riuscito io a imparare a fare (male) la lavatrice, non credo che questi siano problemi insormontabili 😉 alla fine la base, da quello che leggo, c’é ed é pure bella abbondante!!!
Ora che siamo quasi giunti al termine di questa terza Scarpa Sciolta del mese, vorrei chiederti di dare un consiglio a chi ancora passeggia per la terra di Dante ma che sta valutando di partire verso nuovi lidi. In parole poverissime, che consigli a chi vuole partire alla volta della verde Scozia?
Essendomi già soffermata a lungo su cose sulle quali forse era superfluo soffermarsi, vorrei dare giusto un piccolo consiglio ai sognatori che stanno leggendo queste “poche righe”.
Se pensate che il bello stia nel solo sognare di trasferirsi, allora dovete trasferirvi per scoprire cosa significa veramente sognare. Ma sognare nel vero senso della parola, quello che contemporaneamente include la sofferenza e la perfetta serenità che, con molta probabilità, proverete.

Veramente delle belle parole Laura! Per come la vedo io sei riuscita a cogliere le sensazione con cui quasi ogni migrante ha avuto a che fare e ti faccio i miei sinceri complimenti per averci descritto le tue sensazioni in un modo veramente profondo e al contempo delicato.
Ora é arrivato purtroppo il momento di congedarci.
Grazie di cuore, per quanto mi riguarda, ti faccio i miei piú sinceri auguri per un futuro roseo e pieno di speranza.
Vorrei per ultimo ringraziarti perché, grazie a queste domande, mi hai permesso di riflettere su quello che sto affrontando, prima ancora di avermi permesso di divulgare la mia esperienza.

Grazie a te, é stato un piacere.
Ste

Anche per questa volta siamo arrivati alla fine! La nostra rubrica tornerá sabato 5 Giugno, nel frattempo non perdetevi nemmeno un aggiornamento e iscrivetevi alla pagina facebook, alla pagina istragram e twitter e, last but not least, iscrivetevi a questo blog, cosí non vi perderete nemmeno un singolo succosissimo aggiornamento!
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Supporta Scarpe Sciolte! Commenta, condividi e partecipa! (ho sentito dire da fonti certe che migliora l’ossigenazione del sangue e combatte i radicali liberi).
Ci si vede presto!
Un abbraccio al 100% non testato sui cactus.
Ste

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4 thoughts on “La Scarpa Sciolta del Mese #3 – Laura

  1. lauryn77 ha detto:

    Sarà l’istinto materno ma mi ha fatto un sacco di tenerezza…saggia, belle parole e brava a scrivere 🙂

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  2. LaPasionaria ha detto:

    Brava Laura. Sei molto matura per la tua giovane eta’!

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