Un piccolo passo per l’umanità…

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7 febbraio 2015 di Scarpe Sciolte

Ok, ho trovato un momento per scrivere quattro righe. Mi sembrava doveroso verso quei quattro gatti che leggono questo blog e verso me stesso che sente l’ancestrale bisogno estremo di condividere i propri pensieri…

Vengo al punto.

Il 747 della Ryanair ci ha lasciato in territorio scozzese alle ore 21:45 (ora locale), ovvero, alle 22:45 ora italiana (il famoso GMT +1).
Devo dire che appena sceso dall’aereo ho avuto difficolta a capire come mi chiamassi.
I gentili energumeni ai gate di uscita ( o di entrata dipende da come uno vede la cosa, tipo bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto) ci hanno indirizzato verso il tappeto mobile con i bagagli…
Devo ammettere che sembrava di stare alle giostre. Stavo davanti alla bocca di uscita delle valigie e la mia memoria visiva, paragonabile a quella di uno sgabello tarlato, aveva completamente rimosso la forma e il colore delle mie.
Primo passo: attendere come un falco a digiuno da settimane, l’uscita della valigia manco fosse una lepre grassa.
Secondo passo: allungare il braccio verso quella che ad occhio assomiglia alla tua.
Terzo passo: scusarsi con il proprietario della valigia che hai appena preso perché, ovviamente, non è la tua.
I passi numero 2 e 3 si ripetono indefinitivamente fino a che la teoria probabilistica non ti fa capitare le tue valigie in mano (quanto ho invidiato il tizio con la valigia a fiori gialla. Quella valigia l’avrei riconosciuta dentro un hangar pieno di paccottiglia, tenendo un occhio chiuso).
Dopo un pò di excuse me, sorry e it’s not mine, riesco ad agguantare le mie due valigie.
Carico come uno Sherpa il primo giorno di lavoro mi dirigo verso l’uscita.
Devo ammettere che avere un contatto che mi è venuto a prendere all’aereoporto è stato veramente utile.
La prima cosa che consiglio, quindi, è quella di capire bene dove si deve andare e sopratutto organizzarsi il viaggio verso casa per tempo in modo tale da non ritrovarsi dispersi tra steppa e ovini scozzesi.
Io per prima cosa infatti andrei a visitare questi siti web (ho inserito i link anche a fine articolo):
http://www.firstgroup.com che è il sito degli autobus scozzesi dove è possibile verificare le tratte e i relativi costi (i biglietti si comprano direttamente dall’autista sull’autobus)
http://www.scotrail.co.uk Il sito delle ferrovie scozzesi. Stessa cosa ma qui si parla di trasporto su rotaia.

Il disordine e la sporcizia di un treno scozzese

Il disordine e la sporcizia di un treno scozzese

E’ importantissimo sottolineare una cosa: i mezzi in Scozia sono stra-efficienti ma quest’efficienza ha un costo.
Nel nostro caso noi siamo appoggiati (e appoggiati è la parola giusta) da una signora che abita in un paesino tra Edimburgo e Glasgow chiamato Larbert.

casetta tipica di Larbert

casetta tipica di Larbert

La zona è prettamente residenziale quindi non è facile trovare attività commerciali utili per l’acquisto di generi alimentari e/o intrattenimento vari.
All’aereoporto, la prima cosa che ho fatto appena la signora mi ha fatto salire in macchina è stata quella di salire dalla parte del guidatore (ovviamente) con seguente ilarità della stessa.
Il volante come ben saprete sta a destra dell’auto.
Il trauma grosso sorge quando in macchina la signora ha preso l’autostrada.
Il feeling di sentirsi “dal lato oscuro della strada”, parafrasando guerre stellari, è veramente adrenalinico e le rotatorie sono la ciliegina sulla torta, dato che si prendono nel senso contrario del nostro.
Una volta arrivati siamo stati accolti in un paesino molto curato, avete presente little whinging?, una cosa simile.

little-whinging

Io appena arrivato a Larbert 😉

La bellezza principale di quel posto è stata l’accoglienza di migliaia di persone brulicanti di vita e felicità che, con festeggiamenti e fuochi d’artificio, ci hanno dato il benvenuto.
Non so se leggendo si è capita l’ironia. Un cimitero sarebbe stato più festoso.
Ad oggi, passati praticamente 3 giorni dal nostro arrivo abbiamo visto 3 persone.
Non è che siamo stati molto in casa ma per certi versi sembra di trovarsi nella mappa “Nuketown” di Call of Duty Black OPS: tutto è apparentemente vivo ma nulla si muove.

nuketown

Larbert in un’accurata simulazione 3D

Veniamo al punto cruciale: il lavoro.
Prima di partire ho mandato parecchi curriculum attraverso i portali web di lavoro più diffusi e ho avuto modo di conoscere qualche recruiter (i tizi che cercano i lavoratori per conto delle aziende). Qualche settimana prima di partire sono stato contattato da uno di questi che mi ha fatto un colloquio telefonico (in inglese) e mi ha chiesto di svolgere due test on line.
Ecco una rapida “review” di quello che ho fatto lavorativamente parlando:
4 Febbraio ore 23:00 Larbert –> Avvisato recruiter dell’arrivo
5 Febbraio ore 13:00 Edimburgo –> Colloquio presso la società di recruiting
6 Febbraio ore 11:00 Zona Industriale di Edimburgo –> Colloquio con la società interessata
6 Febbraio ore 16:00 Treno Edimburgo-Larbert –> Ricevo una telefonata dal recruiter: Stefano, you got the job! (per i non anglosassi traduco: Stefano, hai ottenuto il lavoro!)
Praticamente comincerò lunedì prossimo, ovvero il 9 Febbraio.
Per chi se lo fosse chiesto, non ho ancora il NIN (vedi l’articolo precedente per capire di cosa parlo) perché non me la sono sentita di fare l’italiano e di dire che ero in scozia quando in realtà ero ancora in italia, quindi ho telefonato il 5 di febbraio e mi hanno fissato l’appuntamento per l’interview (il colloquio) mercoledì 11 Febbraio.
NdR: Ho chiamato il 5 a mattina ma il sistema non era operativo (sorry but the system is down) e ho dovuto richiamare di pomeriggio.
NdR: Per chi non conoscesse l’inglese è doveroso comunicare che è possibile richiedere, gratuitamente, la presenza di un interprete durante la fase di interview presso il job centre. Il consiglio che mi sento di dare è quello di far chiamare il job centre da una persona che almeno un pochetto l’inglese lo mastichi perché l’operatore al telefono qualche domandina la fa.
Quello che voglio dire è che si può lavorare senza NIN ma, finchè non si ottiene, non si può essere pagati.
In queste righe ho riassunto i miei ultimi tre giorni ma vorrei soffermarmi su due cose prima di snocciolare link utili e amenità varie:
la prima è che gli abbonamenti costano un fottìo e gli autobus e i treni hanno abbonamenti SEPARATI (avete capito bene! un abbonamento per i treni e uno per gli autobus). Il biglietto per il treno da Larbert ad Edimburgo, andata e ritorno, è costato quasi 10£ (e lo chiamano pure Cheap Day Return: Ritorno in Giornata Economico).
Nel nostro caso stamattina (di sabato è praticamente impossibile fare qualcosa di diverso dall’andare in giro randomicamente visto che tutti gli uffici sono chiusi) siamo andati in un centro informazioni della First (la società degli autobus) e abbiamo scoperto che, per le nostre necessità, gli autobus battono il treno 7 a 0.
Ah, per i nerd malati come me, informo che sui treni e sugli autobus è presente il wi fi ed è gratuito.
Anche per i treni vale il discorso degli autobus. Se non comprate il biglietto alla stazione potete tranquillamente comprarlo dal tipo in divisa che si aggira per i vagoni con la solennità di un dissennatore ad Azkaban.

Un controllore intento a chiedere la destinazione ad un passeggero

Il vostro Incanto Patronum sarà quello di pagare il costo del biglietto piangendo interiormente per l’enormità che avete speso…
La seconda cosa che vorrei dirvi è che tutto è difficile. Ma per difficile non intendo che non si trova lavoro o che la gente ti prende a mazzate in faccia quando ti vede, ma intendo che è difficile essere stranieri in terra straniera, specialmente quando si lasciano a casa una moglie/compagna e una splendida figlia…
La difficoltà più grande è questa. Per il resto tutto passa. Devo però dire con sincerità, visto che questo diario nasce per condividere ogni mia esperienza, che in questi tre giorni non sono stato bene, emotivamente parlando. Ho scattato 4 fotografie, nonostante la bellezza del territorio e della città, e solo oggi sono riuscito a trovare la forza di scrivere queste quattro righe.
La voglia di fare è subordinata alla necessità di riabbracciare la mia famiglia.
Il consiglio che voglio dare quindi a chi come noi sta valutando di partire, è che nonostante qui funzioni tutto, e ci sia una risposta semplice anche per una domanda complessa, il cuore risentirà in maniera pazzesca del distacco e che, dovete essere stra-convinti delle vostre decisioni ma, sopratutto, se ne avete la possibilità, partite insieme perché è insieme che si superano gli ostacoli e insieme si vince sempre.
Devolverei l’8 per mille a skype se potessi visto che è l’unica cosa che mi tiene vicino a chi voglio bene e che mi sta evitando l’analista in gonnella a quadri.

Saluti

Ste

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8 thoughts on “Un piccolo passo per l’umanità…

  1. Valerio ha detto:

    Beh Ste’ ti ammiro molto per il coraggio e l’intraprendenza!! Ti annuncio che forse a maggio dovrei venire a fare proprio un viaggio ad Edimburgo, solo pochi giorni, e che a settembre invece ho deciso di partire per la Polonia. Ti seguo con interesse. 😉

    Piace a 1 persona

    • nefastefano ha detto:

      Carissimo ti ringrazio per il commento e con piacere ti informo che sei il primo che commenta questo nostro neonato blog ma mi permetto di correggerti. Il nostro non è coraggio ma una costrizione dettata da uno stato che ci ha ormai abbandonato e lasciato a marcire. Posso dirti che ogni giorno il coraggio viene meno ma personalmente ho il supporto di un amico che è qui con me e della mia compagna che sta aspettando di raggiungermi. Ad essere sinceri penso che da solo non riuscirei a sopportare questo peso. Come ho scritto in questo articolo partire è difficile e come diceva qualcuno partire è un pò morire… Grazie comunque dell’attenzione e se capiterai qua fatti vivo che magari ci prendiamo un fish&chip o una bella birretta!!!

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      • Valerio ha detto:

        Allora sono onorato di ciò!!!
        Già partire è davvero un po’ come morire, e se non si ha il supporto di qualcuno è davvero difficile resistere. Spero vivamente di riuscire a venire, Edimburgo deve essere una bellissima città. Di mio per fortuna non ho nessuno a cui badare, nessun legame affettivo che può lasciarmi diviso tra due paesi, a parte i miei che comunque vivono di pensione e nonostante tutto c’è mio fratello, il difficile sarà lasciare gli amici e tutte le persone che conosco. Ma a parte lo Stato che ormai ci ha lasciati al nostro destino, la mia voglia di partire è dettata dalla necessità di fare nuove esperienze, di crescere anche come persone, di apprendere il meglio che gli altri paesi offrono e portarlo un giorno anche nel nostro abbandonato, ma sempre benamato paese. Prendila anche come un’esperienza formativa, qualcosa che apporterà miglioramenti nella tua persona.
        Spero di rivederti ad Edimburgo presto per un fish&chip e un’ottima birra.
        Un abbraccio

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  2. Luigi ha detto:

    Ciao Stefano, ho scoperto proprio oggi il tuo blog e ne sono rimasto subito colpito. L’idea di andarmene a vivere in Scozia mi solletica parecchio in questi ultimi mesi. Sono più giovane di te (compio 26 anni a febbraio), sono laureato da un anno e per ora sto facendo solo stages e tirocini (uno retribuito, per fortuna). Se permetti volevo chiederti alcune informazioni in merito ai siti internet dove poter caricare il proprio cv, volevo anche chiederti se i recruiter scozzesi usano più o meno le stesse tecniche di quelli italiani: intendo dire, fanno domande simili a quelle che in media fanno in Italia quando hai un colloquio o ci sono cose diverse?
    Inoltre una piccola curiosità in merito all’organizzazione del viaggio. Hai parlato nell’articolo di una signora che vi ha fatto da “appoggio”, come l’avete conosciuta? Lo chiedo per capire come potrei eventualmente orientarmi la prima volta.

    Grazie in anticipo per le risposte, e cordiali saluti 🙂

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    • Scarpe Sciolte ha detto:

      Caro Luigi, purtroppo non ho le conoscenze tali da permettermi di risponderti. Purtroppo in Italia ho lavorato quasi sempre per conto mio e quei pochi lavori che ho fatto da dipendente non è che mi ricordi poi tanto come siano andati i colloqui. Alla fine non credo che esista il “colloquio tipo”. Io al posto tuo cercherei di prepararmi bene per quanto riguarda la compagnia per la quale staresti andando a fare il colloquio. Il resto è “esperienza”. Riguardo il discorso “cerco lavoro” datti un’occhiata all’articolo AAA Lavoro https://scarpesciolte.wordpress.com/2015/02/22/aaa-lavoro-cercasi/
      Penso possa risultarti utile.
      In caso fammi sapere 😉

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      • Luigi ha detto:

        Ciao Stefano, ho letto l’articolo, molto utile per la prima esperienza sul luogo. Però io volevo sapere se è possibile candidarsi anche dall’Italia e poi arrivare in Scozia con un contratto di lavoro già compilato. Alcuni amici che mi hanno raccontato di aver lavorato in Scozia facendo prima però dei colloqui via skype, e siccome nel post accennavi ad alcuni portali web dove poter caricare il curriculum, sapresti consigliarne qualcuno in particolare?

        Grazie ancora per la riposta 🙂

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      • Scarpe Sciolte ha detto:

        Io inizialmente ho preso contatti dall’Italia. Ma fidati purtroppo ti posso assicurare che spesso i recruiter se vedono un numero di telefono e/o una residenza non UK ti scartano a priori. Comunque trovi tutti i link nelle informazioni utili https://scarpesciolte.wordpress.com/info/
        ti consiglio inoltre di dare una letta all’articolo AAA lavoro cercasi. magari trovi qualcosa di utile! un abbraccio Gianni ehmm Stefano 😉

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